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10 buone ragioni per fare della Tuscia una vera meta turistica

3 aprile 2018

Con la bella stagione e l’incremento delle presenze turistiche a Viterbo e provincia, torna l’ormai abituale dibattito sulla Tuscia come possibile meta di turismo di interesse nazionale e internazionale.

Senza scendere troppo nel dettaglio, si può affermare che negli ultimi vent’anni sicuramente qualcosa sia cambiato e che il turismo cominci a recitare un ruolo importante nell’economia del territorio; ma tanto altro c’è ancora da fare, sono ancora troppe le situazioni in cui il turismo è un discorso solo stagionale o addirittura snobbato, nonché le carenze e le inadeguatezze nei servizi offerti al visitatore.

L’ingente patrimonio storico e culturale della Tuscia – arte, archeologia, natura, tradizioni, enogastronomia – e tutta una serie di altri motivi rendono un’obbligo, per questo territorio, puntare sul turismo come imprescindibile fonte di ricchezza economica e provare a diventare una vera meta turistica.

Abbiamo individuato almeno 10 buone ragioni per cui Viterbo e la sua provincia non possono più sottrarsi a un impegno di questo tipo, nella speranza che possano essere raccolte e tradotte in pratica dalle istituzioni e dagli imprenditori.

 

1) Se non il turismo, che altro?

Il Palazzo dei Papi di Viterbo.

La provincia di Viterbo non è un’area a vocazione industriale, fatta eccezione per il distretto ceramico di Civita Castellana. Di sola agricoltura non si può vivere. Il terziario è quello che è, non ci sono metropoli nella Tuscia. E se si puntasse unicamente su edilizia e centri commerciali, il territorio ne uscirebbe ancor più devastato. Quindi investire sul turismo – nelle sue varie declinazioni: tradizionale, termale, enogastronomico, culturale ecc. – è l’unica vera prospettiva per l’economia locale, nonché l’occasione per il recupero di borghi dimenticati, centri storici in declino ed edifici abbandonati.

 

2) La posizione unica tra Roma, Umbria e Toscana

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio e la Valle dei Calanchi.

Viterbo e la Tuscia sono collocati in una posizione davvero unica tra tre grandi realtà del turismo: Roma, la Toscana e l’Umbria. Così come unico è il carattere di questo territorio, che prende qualcosa da tutte e tre, ma mantenendo le proprie caratteristiche. Il Viterbese può offrire una validissima alternativa al caos della Capitale e un paesaggio più variegato rispetto a quello umbro e toscano. Le autostrade passano da Orte e da Tarquinia, il porto di Civitavecchia è a breve distanza: è vero, mancano alcune infrastrutture chiave (come la Trasversale da completare e una vera ferrovia per Viterbo città), ma a pensarci bene anche Siena è piuttosto isolata…

 

3) Laghi, mare, monti, collina, pianura: tutto in uno

piattaforma deltaplani lago di vico viterbo

Il Lago di Vico visto dalla piattaforma di lancio dei deltaplani, non lontano da San Martino al Cimino (Viterbo).

In un diametro inferiore a cento chilometri, nella Tuscia è possibile trovare ben cinque ambienti differenti: lago, mare, montagna, collina, pianura. Due i laghi principali (Bolsena e Vico) e due quelli minori (Mezzano e Monterosi), il litorale tirrenico di Montalto di Castro e Tarquinia, i Monti Cimini facenti parte dell’Antiappennino, l’ambiente collinare che caratterizza la maggior parte del territorio e infine la bellissima Maremma laziale. Una varietà di paesaggio assolutamente invidiabile e ben conservata che rende quella di Viterbo una delle più interessanti province d’Italia.

 

4) Viterbo, la perla nascosta d’Italia

viterbo san pellegrino audioguida

Piazza San Pellegrino a Viterbo.

Viterbo, il capoluogo, si trova praticamente al centro della Tuscia. La notevole quantità del suo patrimonio storico-artistico la qualifica come una delle città più interessanti d’Italia tra le mete turistiche non tradizionali. Una vera e propria perla nascosta che merita una completa valorizzazione: il Palazzo dei Papi, il quartiere di San Pellegrino, le fontane storiche, le antiche chiese, la cinta muraria medioevale, Villa Lante di Bagnaia, il Santuario della Madonna della Quercia, l’Abbazia di San Martino al Cimino, il teatro romano di Ferento sono solo una parte dei beni culturali che conserva.

 

5) La terra dei cento borghi

Il borgo medioevale di Vitorchiano.

Considerando i sessanta Comuni, le loro frazioni e i paesi limitrofi, il territorio della Tuscia arriva a contare un centinaio di borghi e centri storici ricchi di monumenti e interessanti peculiarità. Sette di essi sono Bandiere Arancioni del Touring Club Italiano e altri tre fanno parte dei Borghi più belli d’Italia, a cui presto si unirà Vitorchiano (nella foto). Un enorme patrimonio fatto di castelli, palazzi nobiliari, chiese, santuari, torri, campanili, suggestivi labirinti di vicoli e piazzette, fiabeschi paesini su rocce strapiombo, musei, opere d’arte, manifestazioni tradizionali.

 

6) Tutte le epoche storiche sono rappresentate nella Tuscia

Il Sacro Bosco di Bomarzo.

Dalla preistoria all’età contemporanea, non c’è epoca che non abbia lasciato tracce nel territorio viterbese. Etruschi, Romani, Medioevo, Rinascimento, Barocco, Otto e Novecento: l’intera Tuscia è percorsa dalle testimonianze dei vari periodi, dai siti archeologici a ville e palazzi, dai castelli alle chiese e tantissimo altro.

 

7) Il “boom” dei patrimoni dell’umanità UNESCO

Il dipinto di Velcha nella Necropoli etrusca di Tarquinia.

Se in provincia di Viterbo, in poco più di un decennio, si è riusciti a ottenere ben quattro siti riconosciuti dall’UNESCO come patrimoni dell’umanità, ed è in arrivo un quinto (Civita di Bagnoregio), qualcosa vorrà pur dire. La Necropoli etrusca di Tarquinia, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, la Faggeta di Soriano nel Cimino e quella di Monte Raschio a Oriolo Romano sono, al momento, i patrimoni UNESCO della Tuscia.

 

8) La qualità dei prodotti tipici e dell’artigianato

olivo olio

L’olio, una delle ricchezze della Tuscia.

Lo sviluppo turistico di un territorio passa anche dalla capacità di mettere a sistema i prodotti enogastronomici tipici e l’artigianato di qualità, che conservano le tradizioni e i saperi del passato. E il Viterbese, sotto questo aspetto, ha moltissimo da proporre al visitatore, dal vino all’olio, dai formaggi ai prodotti da forno, dalle nocciole alle castagne, per non parlare di tutto il mondo dell’artigianato artistico e dei mestieri di una volta.

 

9) Un’occasione importante: la Via Francigena

Un tratto della Via Francigena corrispondente all’antica via Cassia.

Se la Spagna ha sapientemente promosso e valorizzato il Cammino di Santiago, non ci sono motivi per cui l’Italia non debba fare altrettanto con la Via Francigena, visto che avrebbe pure “qualche” bellezza in più da mostrare. Il tratto viterbese dell’antico itinerario dei pellegrinaggi annovera punti di estremo interesse quali il Santo Sepolcro di Acquapendente, la Basilica di Santa Cristina con l’Altare del Miracolo Eucaristico di Bolsena, la Basilica di San Flaviano a Montefiascone, il Palazzo dei Papi di Viterbo, Sutri con il suo Mitreo e il parco archeologico, senza dimenticare la Variante Cimina che transita per Ronciglione e Caprarola.

 

10) La voglia di riscatto dall’isolamento

L’Isola Bisentina sul Lago di Bolsena.

Oltre a tutti i motivi sopra elencati, ce n’è un altro che dovrebbe dare la spinta più forte allo sviluppo del turismo a Viterbo e provincia: la voglia di riscatto, il desiderio di uscire dall’atavico isolamento che purtroppo ha contraddistinto questo territorio e che ha tenuto nascosto per troppo tempo le sue bellezze e le sue ricchezze. La Tuscia deve dire definitivamente basta a tutte quelle cause e interessi particolari che in passato le hanno impedito di diventare come le realtà italiane più progredite. Certo, una mentalità non si cambia di un giorno all’altro, ma crediamo che non sia più possibile rimanere fermi o, peggio ancora, tornare indietro.

 

Francesco Mecucci