50 anni fa la scomparsa di Bonaventura Tecchi

30 Marzo 2018

Il 30 marzo 2018 ricorrono i cinquant’anni dalla scomparsa dello scrittore Bonaventura Tecchi, a cui si deve la definizione più celebre di Civita di Bagnoregio, “il paese che muore”.

Nell’importante anniversario il Comune di Bagnoregio ha deciso di rendere omaggio a questo suo illustre figlio, con la deposizione in mattinata di un mazzo di fiori nel luogo che lo ricorda presso il Belvedere Falcone e Borsellino, che si affaccia su Civita.

Orgoglio bagnorese, Bonaventura Tecchi, ha saputo raccontare nei suoi libri l’anima più profonda del nostro territoriosono le parole di omaggio del sindaco di Bagnoregio, Francesco Bigiotti – I suoi scritti sono custodi preziosi di un’identità che dobbiamo ricordare e mantenere viva per le future generazioni. Grande amante della nostra Civita, forse fu il primo a intuirne la profonda e unica bellezza. Quella bellezza che oggi siamo riusciti a proporre al mondo, incantandolo. Ricordare oggi Tecchi è importante per sottolineare alle nuove generazioni l’importanza della cultura e della scrittura. Scrittura che oggi, fortunatamente, è tornata a rivivere nella Teverina grazie alla preziosa esperienza contemporanea dei Civita Writers”.

Bonaventura Tecchi: vita e opere

Bonaventura Tecchi nacque a Bagnoregio l’11 febbraio 1896: ebbe il suo nome di battesimo in onore di San Bonaventura da Bagnoregio, uno dei massimi filosofi del medioevo. Dopo gli studi classici, nella prima guerra mondiale fu volontario nel 226º reggimento di fanteria della brigata Arezzo. Ebbe il grado di sottotenente, venendo decorato al valore militare. Nell’ottobre 1917, durante la battaglia di Caporetto riportò una grave ferita al braccio destro e fu fatto prigioniero, ricoverato nell’ospedale di Rastatt e quindi internato al campo per ufficiali (Offizier Lager) di Celle-Lager, a nord di Hannover, ove condivise la prigionia con Ugo Betti, Carlo Emilio Gadda, Camillo Corsanego ed altri intellettuali. Questa esperienza (rievocata nel libro Baracca 15C del 1961) lo avvicinò alla germanistica e fu decisiva nella scelta di dedicarsi allo studio di questo mondo letterario.

Ottenne in seguito la cattedra di letteratura tedesca all’Università degli Studi di Roma. Dal 1942 fu professore incaricato di Lingua e Letteratura tedesca presso l’Istituto Pareggiato di Magistero Maria Ss. Assunta di Roma. Ebbe vari riconoscimenti letterari fra cui il Premio Bancarella nel 1959 con Gli egoisti. Fu socio dal 1963 dell’Accademia dei Lincei. Fu presidente della IX Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma (1965). Pubblicò una serie di romanzi, racconti e prose che avevano per oggetto problemi di natura morale e psicologica analizzati sotto un’ottica cristiana. Morì a Roma il 30 marzo 1968.

Il contrasto tra sensualità e coscienza morale, tra l’egocentrismo e il desiderio di superarlo è già presente nei suoi primi racconti (Il nome sulla sabbia, 1924). In tale contrasto, di fondo romantico, confluisce la lezione delle varie correnti del decadentismo europeo, filtrata tuttavia da un gusto classico tendente a riportare l’indagine dei più sottili moti psicologici alla chiarezza della coscienza e all’evidenza dell’espressione.

Nella sua produzione, accanto ai volumi di racconti e prose (Il vento tra le case, 1928; Tre storie d’amore, 1931; La signorina Ernestina, 1936; La vedova timida,1942; L’isola appassionata, 1945; Storie di bestie, 1958; Storie di alberi e fiori, 1963; Resistenza dei sogni, post., 1977), sono da ricordare i romanzi I Villatàuri (1935), Giovani amici (1940), Valentina Velier (1950), Gli egoisti (1959), Gli onesti (1965), Tarda estate (post., 1980). Tecchi svolse anche un’intensa attività di saggista e critico, soprattutto della letteratura tedesca (Wackenroder, 1927; Maestri e amici, 1934; Scrittori tedeschi del ‘900, 1941; Carossa, 1947; L’arte di Thomas Mann, 1956; Officina segreta, 1957; Romantici tedeschi, 1959; Goethe in Italia,1967), e curò pregevoli traduzioni.

 

“Non sarei diventato scrittore se non fossi vissuto alcuni mesi dell’anno tra luglio e novembre, fin dalla mia giovinezza, nella valle di Civita; con la visione davanti agli occhi degli “scrimi” bianchi, del tufo dorato, dei ruderi estrosi, della patria di San Bonaventura, del paese che muore” (Bonaventura Tecchi)

civita di bagnoregio