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Civita Castellana, progetto di ricerca archeologica de La Sapienza

20 Novembre 2020

L’area dell’odierno abitato di Civita Castellana (VT) è al centro di un progetto di ricerca archeologica attivo presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università La Sapienza di Roma (insegnamento di Etruscologia e antichità italiche), coordinato da Maria Cristina Biella e Maria Anna De Lucia Brolli.

Sul sito l’allora Soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale condusse indagini a più riprese, tra il 1992 al 2010, in quelli che erano i punti nevralgici dell’antica città. Oggi lo studio dei materiali in deposito presso il museo del Forte Sangallo, coinvolge, oltre ad una équipe di specialisti, anche giovani tirocinanti dei corsi di laurea in archeologia dell’ateneo romano. La pubblicazione dei contesti analizzati è prevista nel Bollettino di Archeologia on-line – la rivista scientifica del MiBACT – con una programmazione annuale fino al 2027.

In questo progetto si inserisce anche la revisione di un settore strategico dell’insediamento antico, quello dell’altura di Vignale, dove si possono ancora ammirare, immersi nel verde, i resti di due monumentali cisterne, scavate alla fine dell’Ottocento nell’area di uno dei più importanti santuari della città, sacro ad Apollo. Affacciato sul Monte Soratte, il Vignale è ancora libero dalla miriade di costruzioni sorte in età moderna sul cosiddetto pianoro maggiore; è dunque un terreno ideale di ricerca, come dimostrano gli scavi ottocenteschi annotati da Raniero Mengarelli sul suo prezioso Taccuino, e come confermano, a partire dagli anni ’70 del Novecento, le ricognizioni, i rilievi e le prospezioni geofisiche, più di recente condotte dall’Accademia Britannica a Roma.

In questi giorni è stata svolta inoltre una campagna di ricerca nell’area di proprietà del Comune di Civita Castellana, autorizzata dalla Soprintendenza. Un gruppo di studenti dell’Università La Sapienza di Roma, guidati da due responsabili sul campo e da un topografo, sono stati impegnati in un’attività di raccolta sistematica e di analisi preliminare dei frammenti portati in superficie dalle operazioni di aratura stagionale. I materiali rinvenuti suggeriscono l’ipotesi che l’area sia stata occupata almeno dall’Età del Ferro e, con continuità, sino al VII secolo a.C. mentre, al momento, appaiono decisamente meno numerosi i frammenti delle epoche successive, dall’età arcaica al medioevo.
Alla ricognizione sul campo si è affiancata un’innovativa modalità di lettura del sottosuolo, finalizzata all’individuazione di eventuali strutture sepolte, curata da Filippo Materazzi, archeologo che collabora con la società Droinwork: sono stati effettuati voli diurni e notturni con drone al fine di realizzare rilievi multispettrali e termici. Le recenti attività svolte sul pianoro di Vignale aprono quindi nuove prospettive di ricerca che vanno dalla puntuale localizzazione di strutture abitative al loro rapporto con l’area sacra monumentale già nota.

L’Amministrazione Comunale di Civita Castellana ringrazia le istituzioni per le fondamentali collaborazioni che, anche in un periodo di pandemia, hanno permesso lo svolgimento del progetto: il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università La Sapienza di Roma, che ha promosso e sostenuto la ricerca, la British School at Rome, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, l’Archivio di Stato di Viterbo, la Direzione Regionale Musei Lazio (già Polo Museale del Lazio) e l’associazione Civita Cavalli che gestisce il sito del Vignale.