Com’era Viterbo nel 1949? Ce lo racconta Vincenzo Ceniti

5 luglio 2018

Da Vincenzo Ceniti, console di Viterbo del Touring Club Italiano e cultore di storia locale, riceviamo e pubblichiamo.

Viterbo settant’anni fa, nel 1949.
Appunti, curiosità, pettegolezzi in una città ancora ferita dalla guerra.

Nel 1949 le massime autorità di Viterbo sono: Felice Mignone (sindaco), Ferdinando Micara (presidente della Provincia), Carlo de Luca (presidente della Camera di Commercio), Carlo Minciotti (presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo), Gaetano Mastrobuono-Boscarini (prefetto), Adelchi Albanesi (vescovo).

Viterbo mostra ancora le ferite della guerra. I bombardamenti hanno distrutto il 60% delle abitazioni e la maggior parte dei monumenti (chiese, palazzi e fontane). In mezzo alle macerie di via Tommaso Carletti all’uscita del Buratti (ospitava la scuola media) si gioca a sassate tra chi studia l’inglese e chi il francese.

La ricostruzione

Si avverte un fervore di rinascita, peraltro testimoniato dal completamento dei restauri ai monumenti e dalle costruzioni di molti edifici: chiesa di San Francesco, chiesa della Verità, palazzetto di Valentino della Pagnotta, chiesa della Crocetta, chiostro duecentesco di Santa Maria in Gradi, oltre ai palazzi Incis di via Marconi, agli edifici nelle zone di Sant’Agostino, del Pilastro, di
via Orologio Vecchio. Si porta a compimento la costruzione del collegio del Preziosissimo Sangue in via della Ferrovia, che può accogliere fino a mille ragazze. Prende forma via della Sapienza per collegare il Corso Italia a via Marconi.

Ancora macerie in piazza Verdi (per la caduta della Torretta di Palazzo Santoro) , in via Chigi, in via Vetulonia e nella stessa via Orologio Vecchio. Più di una critica per la nuova facciata della chiesa di San Bernardino in piazza della Morte disegnata da Rodolfo Salcini. Si costruiscono all’Ellera le prime case per i senzatetto. Qualche polemica sulla ricostruzione di via Garibaldi e di via Matteotti. Alcuni avrebbero desiderato approfittare delle distruzioni per ricavarne due strade dritte. Da Porta Romana si sarebbe vista la Fontana Grande e dalla “svolta” la Fontana di Piazza della Rocca. Forse è stato un bene che si sia preferita la leggera angolazione che meglio caratterizza l’urbanistica medioevale della città. Il Teatro dell’Unione diventa comunale.

Vita sociale e culturale

La vita sociale e culturale riprende il suo lento cammino. Il Teatro dell’Unione, in parte danneggiato dalle bombe, viene parzialmente utilizzato come sala cinematografica che va ad aggiungersi a quelle del Genio, del Corso, del Nazionale, di San Giorgio (ricavata nella palestra del Collegio Ragonesi, ma avrà vita breve) e, a luglio-agosto, alle arene Nazionale (nel cortile del Buon Pastore), Italia (nel giardino dell’attuale ristorante Richiastro) e Paradiso (via della Caserma) dove si svolge una breve stagione lirica. Il Teatro dell’Unione con decreto prefettizio viene espropriato ai proprietari palchettisti e diventa comunale. Iniziano i lavori per la costruzione dell’Auditorium di via Cavour sulle macerie della chiesa di San Leonardo e per la ricostruzione della chiesa di San Sisto nei cui pressi è stato aperto un fornice pedonale sulle mura castellane.

Alle lunghe serate invernali si fa fronte con i Circoli, provvidenziali ritrovi soprattutto per le feste danzanti, dotati di biliardo e tavoli da gioco. Il Circolo Viterbese (sopra Schenardi), il Circolo degli Impiegati (via Sacchi), il Circolo dei Commercianti (piazza delle Erbe), oltre a quelli dei partiti politici: Democrazia Cristiana (via dell’Orologio Vecchio), Pri (via della Rimessa) e quello dei Postelegrafonici. Tra queste “aggregazioni” c’è competizione sociale che separa l’impiegato dal negoziante, lo studente dall’operaio e così via. Il Circolo Viterbese è quello più “in”. Questa dovizia di ritrovi favorisce il sorgere di numerosi
complessi musicali dai nomi americaneggianti. Ricordo di aver partecipato con una compagnia di
dilettanti ad uno spettacolo al Circolo dei Commercianti facendo la satira di alcuni personaggi
viterbesi del tempo.

Veglioni al Caffè Schenardi

Il Gran Caffè Schenardi, da parte sua, apre le sue sale ai veglioni di fine anno e di Carnevale e accoglie anche le “giocate” del Circolo degli Scacchi costituito proprio nel 1949 da un gruppo di appassionati guidato da Corrado Buzzi. D’estate si balla all’Arena Lucciola, ricavata davanti a Pratogiardino nello spazio dove è ora il parcheggio. E’ il ritrovo serale per la migliore gioventù viterbese. Piuttosto animati i concorsi di bellezza fra cui la prima edizione di Miss Viterbo: quella del 1949 sarà Ornella Neroni.

Il martedì dopo Pasqua c’è l’usanza di andare a fare la “Poggiata” al parco di Villa Lante. Si tratta di una merenda all’aperto, a base soprattutto di vino e porchetta di Bagnaia, nel corso della quale i più giovani si appartano per “pomiciare”. Il tenore Cesare Valletti si esibisce al Genio in un concerto con Tito Gobbi e Maria Caniglia. Il baritono Fausto Ricci organizza un concerto per
beneficenza.

Sul fronte dello sport, la Viterbese partecipa inizialmente al campionato di Promozione, poi a quello di Prima Divisione. La squadra si chiama “Viterbo” e i giocatori non vestono di gialloblù ma hanno la casacca granata. Ecco una delle formazioni di quell’anno: Amorosi, Giovannoni, Pruner; Bernini, Nelli, Pinto; Borghese, Venditti, Casellato, Patara e Santini. I giocatori indossano maglie e calzoncini attillati, portano il sospensorio (sorta di perizoma rafforzato) e i parastinchi con stecche di legno. Il portiere si protegge le ginocchia con i “ginocchini” e usa calzoncini imbottiti lateralmente (si consideri che i terreni di gioco non sono erbosi).

Luigi Malè campione d’Italia

Giggetto Malè conquista a Milano il titolo italiano dei pesi medi contro Giovanni Fusaro. Al Campo Sportivo si disputa il III Concorso Ippico Internazionale. Negli anni successivi si svolgerà a Pratogiardino. Agli Occhi Bianchi si svolgono le gare per il campionato provinciale di “Ruzzolone”. Riprende il Gran Premio Ciclistico “Città di Viterbo” sul tradizionale percorso cittadino con partenza ed arrivo in via Ascenzi davanti al palazzo delle Poste. Non ricordo se nel 1949 correva anche “Schiggino”.

La “Macchina di Santa Rosa” firmata da Angelo Papini è la stessa degli anni precedenti. Il modello è praticamente quello del 1924 riverniciato e aggiustato ogni anno. Non si trovano i soldi per rinnovarlo. Occorrerà attendere il 1952 per vedere una “Macchina” nuova: quella di Rodolfo Salcini.

Facchini comunisti? Niente “Macchina”

Colpo di scena. In seguito ad un decreto della Congregazione del Santo Uffizio, chi è iscritto al Partito Comunista non può partecipare ad eventi religiosi. Cinque compagni-facchini rischiano di non portare la “Macchina” con grande preoccupazione per tutti. Ci mette una pezza la Curia Vescovile di Viterbo che chiarisce: “La Macchina di Santa Rosa è una manifestazione civile”. E tutto si risolve.

La Macchina non aveva nel 1949 quell’effetto mediatico di oggi. Pensate che a mezzogiorno di quel 3 settembre si teneva in piazza del Plebiscito un concerto bandistico e che il trasporto veniva preceduto, intorno alle ore 17, dalla processione col cuore di santa Rosa. Non solo. Alle 21,30 sempre in piazza del Plebiscito, il maestro Otello Benedetti dirigeva la banda musicale di Vallerano con la Macchina già arrivata a Santa Rosa (bisogna ricordare che nel 1949 vigeva l’ora solare).

Al tutto si aggiunga che alle ore 15 al Campo Sportivo si disputava il Concorso Ippico Internazionale e che in tarda serata erano in programma i fuochi artificiali. Ve l’immaginate oggi una cosa del genere?

Il 1949 è la vigilia dell’Anno Santo. Anche Viterbo si prepara ad accogliere i pellegrini convenuti a Roma. C’è chi propone di montare la Macchina di Santa Rosa in piazza San Pietro, ma non se ne fa nulla. Si ammodernano i pochi alberghi esistenti. Il più qualificato resta il Nuovo Angelo di seconda categoria in via dell’Orologio Vecchio gestito dal signor Moscucci sempre in abito nero con farfalletta. Se ne inaugura anche uno nuovo, l’Hotel Terme, a piazzale Gramsci. Sempre a piazzale Gramsci apre la trattoria “Il Bersagliere”. In vista del Giubileo, l’editore Sorbini stampa la Nuova Guida di Viterbo, una miniera di dati di ogni genere, da quelli turistici, a quelli industriali, commerciali e agricoli della provincia di Viterbo.

La città è presidiata da un buona schiera di “vespasiani” per le minzioni “stradali” degli uomini. Ce ne sono di due tipi. Quello più semplice consiste in uno scolatoio catramato addossato al muro e ricavato in un angolo di fabbricato. Quelli più raffinati somigliano a piccole carrozze di tram, a due posti, fatti di ghisa o di ferro. Uno di questi viene improvvidamente sistemato all’angolo tra via Monte Asolone e piazza Crispi a ridosso dell’attuale museo. Dopo ripetute proteste il Comune lo rimuove.

Il 1949 è l’anno della “Peregrinatio Mariae”. L’immagine miracolosa della Madonna della Quercia viene portata tra i vari paesi della Diocesi dove è accolta con grande devozione. Va anche nel carcere di Gradi dove è trattenuto Arnaldo Graziosi accusato di aver ucciso la moglie. Verrà graziato da Gronchi. A maggio la Madonna riscuote un grande tripudio ai Cappuccini in occasione delle feste per il Beato Crispino.

La prima volta di don Salvatore del Ciuco

Salvatore del Ciuco celebra la sua prima Messa nella chiesa di Sant’Andrea nel quartiere di Pianoscarano. Le Messe domenicali più “in” cui partecipa la Viterbo bene restano quelle a Sant’Ignazio e al Suffragio. Molti mariti attendono le mogli fumando davanti alle rispettive chiese.

Poi il rituale acquisto delle pastarelle al Gran Caffè Schenardi o al bar Minciotti all’inizio del Corso, dove ora si trova il Monte dei Paschi. In quel bar lavora il maestro pasticcere Alfonso Antoniozzi (nonno del noto baritono viterbese) che poi aprirà una pasticceria in piazza Crispi.

Orson Welles gira a Viterbo alcune scene del suo capolavoro “Otello”. Utilizza, tra le varie inquadrature, la Loggia del Palazzo dei Papi da cui si ammira, con un ardito montaggio, la laguna di Venezia. La macchina da presa entra anche all’interno della chiesa di Santa Maria della Salute dove è ricostruita la “mortale” camera da letto di Desdemona. Villa Lante è in degrado. Giardini e fontane abbandonati, sculture cadenti, ovunque erbacce e disdoro. Servono a poco le sollecitazioni alla proprietaria di allora, la marchesa Dusmet. Arriva a Viterbo il primo film in technicolor. Ma non ha un successo immediato.

Le “botticelle” di piazza delle Erbe

In piazza delle Erbe accanto a poche auto sostano due “botticelle”, dette carrozzelle. Svolgono il normale servizio di taxi, soprattutto alle stazioni di Porta Romana e Porta Fiorentina. Ricordo che uno dei conducenti era zoppo e si chiamava Casanova.

Tra i personaggi caratteristici di Viterbo si fanno largo la “Catterina” e “Pizzaecacio” che è un ambulante tuttofare. D’inverno vende le caldarroste, a Carnevale i coriandoli e le stelle filanti, d’estate il gelato con un carrettino dotato di due coperchi a forma di asso di coppe che proteggono la ghiacciaia. Ha una particolare macchinetta per preparare il gelato tra due cialde. Ottimo quello di limone.

Viterbo partecipa alla Fiera di Roma con un megastand allestito dalla Camera di Commercio con tutte le eccellenze della Tuscia. Lo scultore viterbese Francesco Nagni entra nella selezione finale per le nuove porte di San Pietro a Roma.

Tempi duri per l’accalappiacani: Si sollecita un servizio più efficiente, dato che molti cani senza guinzaglio girano indisturbati per le vie della città.

Fausto Coppi: Giro e Tour. Scompare il “Grande Torino”

E per concludere alcune notizie sul piano nazionale. De Gasperi è il presidente del Consiglio. Luigi Einaudi è il presidente della Repubblica. Dalla fine di agosto a tutto settembre risiede nella Palazzina del Piacere nel parco del Palazzo Farnese di Caprarola.

Tragedia a Superga. Scompare a Superga la squadra del “Grande Torino”. Nell’incidente aereo muoiono tutti, da Bacigalupo a Mazzola. Fausto Coppi vince il Giro e il Tour: è la prima volta nella storia che un corridore si aggiudica le due maglie nello stesso anno. Questi due eventi vengono vissuti a Viterbo con dolore e orgoglio. Ricordo di aver ascoltato per strada da una
finestra la cronaca radiofonica di Niccolò Carosio sul funerale dei granata torinesi. L’Italia entra nella Nato. Il pontefice Pio XII apre la Porta Santa per il Giubileo 1950.