cinemino viafarini

Cinemino, nuove narrazioni video a Milano


data: 27-28-29 agosto 2021

luogo: Fabbrica del Vapore (Via Giulio Cesare Procaccini 4), Milano

orario: 18.00-20.30

Il 27, 28 e 29 agosto 2021 a Milano, presso la Fabbrica del Vapore in Via Procaccini 4 (Sala delle Colonne), l’associazione Viafarini propone Cinemino, video screening a cura di Tommaso Pagani con ingresso gratuito.

Per l’occasione sono presentate opere di Alberto Grifi, Marcia Beatriz Granero, Patrick Bresnan, Chiara Fumai, Olivia Norris, Matteo Messina e Francesco Bartoli, all’interno di un set-display di Andrea Dal Molin e Fabrizio Milani. L’evento è reso possibile grazie al contributo di The Church of Chiara Fumai e alla collaborazione dell’Associazione Culturale Alberto Grifi e di VisualContainer. Rientra nell’ambito di Vapore d’Estate, la programmazione congiunta e condivisa da tutti i laboratori di Fabbrica del Vapore e promossa dal Comune di Milano.

Lo screening, seppur presentando produzioni artistiche con specifiche peculiarità estetiche, nel complesso crea una narrazione che attraverso il superamento della dicotomia natura-cultura indaga esigenze e temi delle esperienze individuali e delle problematiche sociali e culturali. Ogni opera si caratterizza dalla sperimentazione delle potenzialità espressive del linguaggio audiovisivo con elaborazioni a livello di significanti e di significati, spesso di tipo metalinguistico. Che sospendono le normali abitudini percettive innescando nuove produzioni di senso rispetto alle forme codificate di narrativa visiva.

Cinemino: le opere del video screening

Alberto Grifi, Il Preteso Corpo (18’25’’, 1977). Documentario ospedaliero sulla sperimentazione di un medicinale prodotto da una nota casa farmaceutica su persone considerate psichiatricamente tarate, che provocava una “tempesta vascolare” con orribili convulsioni. I pazienti venivano dimessi quando riuscivano a fare il saluto fascista.

Marcia Beatriz Granero, TRIP Paulista (5’45’’, 2012). Dopo una notte turbata da strani sogni, Jaque Jolene si risveglia nella sua enigmatica routine mentre beve il suo caffè e ingerisce alcuni psicofarmaci. Le sue allucinazioni sono un invito a una piacevole passeggiata per le strade affollate di San Paolo.

Patrick Bresnan, The Rabbit Hunt (12’08’’, 2017). Nelle Everglades, zona paludosa della Florida, la caccia al coniglio è considerata un rito di passaggio per i giovani uomini. The Rabbit Hunt segue il diciassettenne Chirs e la sua famiglia mentre cacciano nei campi delle grandi piantagioni di zucchero degli USA. Il film propone una tradizione con cui i lavoratori agricoli afroamericani che circondano il lago Okeechobee hanno cacciato e preparato i conigli fin dai primi anni del ‘900.

Chiara Fumai, Per Vas Nefandum (9’ 56’’, 2016). Nel video Per Vas Nefandum un predicatore vestito di bianco proclama una violenta condanna dell’omosessualità, alternando raffinate argomentazioni teologiche a minacce ed evocazioni dell’Apocalisse. Una creatura dell’universo di Fumai, Annie Jones, la più celebre “donna barbuta” americana del XIX secolo, risponde rifiutando l’Apocalisse annunciata dal famoso occultista Aleister Crowley.

Olivia Norris, Sissy Fatigue (5’ 52’’, 2019) Sissy Fatigue inizia come una canzone di seduzione che passa dall’esaltazione e dalla danza estatica al rimuginare e all’insidiosità seguendo la trasformazione di una donna bionda in una creatura calva alimentata dalla rabbia. Muovendosi attraverso i temi della messa in scena della femminilità contemporanea, tra potere e queerness, Sissy Fatigue indaga la blondness femminile feticizzata, la rabbia femminile e al potenziale liberatorio della trasgressione.

Matteo Messina, Pawns of Further East (10’36’’, 2019). Furthest East è una free zone che sfrutta un’anomalia nel gameplay quotidiano. Si trova nella Uncanny Valley, un’area cibernetica ad accesso limitato dove l’ibridazione tra uomo e macchina viene esplorata e testata. Questa è la storia di Mex, un ragazzo che passa la sua vita al servizio della sua Amazon Alexa; e Madda, una ragazza che è riuscita a fuggire dalla sua realtà e ora vive nel Furthest East.

Francesco Bartoli, Dance (5’37’’, 2011). Un breve ritratto di un particolare lavoratore notturno della città di New York. L’azione ripetitiva e ipnotica del protagonista, ci immerge (e trattiene) in un momento intimo da cui è difficile distogliere lo sguardo. E tutta la città sembra muoversi al suo stesso ritmo.



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