“Realtà in equilibrio”, l’artista Giulia Napoleone espone a Roma


data: dal 16 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019

luogo: Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea (Viale delle Belle Arti 131), Roma

orario: martedì-domenica 8.30-19.30

Giulia Napoleone, artista di fama internazionale che vive e lavora nella Tuscia, espone dal 16 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019 a Roma presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma (Viale delle Belle Arti 131) nella mostra Realtà in equilibrio a cura di Giuseppe Appella. L’inaugurazione, nella Sala Aldovrandi, è in programma lunedì 15 ottobre alle ore 18.30.

Fausto Melotti, autore del testo Realtà in equilibrio pubblicato nel foglio-manifesto diffuso nel 1982 in occasione della mostra alla Galleria Il Segno che comprendeva oltre a Giulia Napoleone anche Carlo Lorenzetti, Bruno Conte, Rodolfo Aricò e Giuseppe Uncini, considerava i cinque artisti “anacoreti, lontani dalle tentazioni del mondo” che “vedono dalle finestre e conoscono fuori e anzitempo ciò che sarà necessario alla costruzione dell’edificio dell’arte, compagni nella ricerca, compagni in ciò che l’arte richiede, sacrificio e amore. Non di mimi, si tratta di alcune pietre portanti dell’arte”.

La Galleria Nazionale, dopo Lorenzetti e Conte, celebra Giulia Napoleone, ricomponendone il percorso con una mostra antologica di 104 opere (dipinti, sculture, disegni, incisioni, libri d’artista, datati 1956-2018) selezionate per evidenziare la nascita e gli sviluppi di un preciso linguaggio formale, dei paesaggi interiori, dei paesaggi “di puntini”, come li definisce lei stessa, di quella ricerca sulla complessità semantica che domina la scena intellettuale e artistica degli anni Sessanta, in cui l’artista opera con la sua personalissima lettura del reale mediata dalla poesia. “La poesia è come un paesaggio – scrive Giulia Napoleone – tutta la comprensione delle cose avviene attraverso la poesia, a tutto corrisponde un verso. La mia lettura è una lettura lenta e tormentata, un processo di assimilazione difficoltoso”.

Un dialogo continuo e costante tra poesia e arte visiva caratterizza dunque il suo lavoro, dalle prime riflessioni sul tema del segno degli anni Sessanta, immersi nello scandaglio dell’immenso archivio della tradizione per attingervi quanto necessario per rinnovarsi sperimentando, alla consuetudine col colore, soprattutto il blu (“colore versatile”), che muove dalla seconda metà degli anni Settanta, in cui l’assenza di materia fa riaffiorare la luce dal fondo della carta con delicate trasparenze.



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