Il “Giudizio finale”, l’ex Tribunale di Viterbo e il destino di Piazza Fontana Grande

12 gennaio 2018

A Viterbo in Piazza Fontana Grande, nella ex Chiesa dei SS. Giuseppe e Teresa, meglio nota come aula di corte d’assise dell’ex Tribunale di Viterbo (i cui uffici erano un tempo ospitati nell’adiacente ex convento dei Carmelitani Scalzi), l’artista Marco Zappa sta realizzando Giudizio finale, un grande dipinto di circa 130 metri quadri che sarà ultimato entro il 2018.

Lo scorso 28 ottobre 2017 è stata scoperta la prima parte dell’opera, corrispondente alla lunetta che sovrasta la parete dell’altare maggiore. Si tratta certamente di un progetto importante, che va a incidere su un edificio di grandi dimensioni quale la ex Chiesa dei SS. Giuseppe e Teresa – la cui cupola è un elemento ben visibile nel paesaggio cittadino – ma per lungo tempo oscurato e dimenticato. Trattandosi di un’opera d’arte, il “giudizio” del pubblico sarà, senz’ombra di dubbio, fortemente soggettivo. Tuttavia intervenire in un luogo come questo ha come inevitabile conseguenza riportare l’attenzione sul suo recupero e sulla sua valorizzazione e, per esteso, su una riqualificazione dell’intera Piazza Fontana Grande.

L’ex Chiesa dei SS. Giuseppe e Teresa

Fondato nel ‘600 dai Carmelitani Scalzi, antico ordine di inclinazione contemplativa riformato alla fine del ‘500 dai mistici spagnoli Teresa d’Avila e Giovanni Della Croce, il complesso conventuale che comprende la Chiesa dei SS. Giuseppe e Teresa si affaccia su Piazza Fontana Grande e fa da sfondo alla storica fontana viterbese. Nel medioevo il luogo era occupato dalla fortezza appartenuta alla famiglia Gatti. Nella prima metà degli anni ’70 del XVIII secolo ebbe luogo una nuova fase del cantiere che doveva portare a compimento le strutture in alzato, le coperture e l’apparato decorativo della chiesa.

La destinazione ad aula di giustizia, attuata dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1873 successiva al completamento dell’Unità d’Italia, ha inevitabilmente sconvolto l’assetto dell’edificio, tanto nell’impianto quanto nell’apparato decorativo. La prima campata della navata, chiusa da un tramezzo e soppalcata, fu adibita a deposito giudiziario, mentre l’ambiente ricavato al piano superiore ospitava un archivio. Il lato destro del transetto accoglie ancora oggi la gabbia degli imputati, mentre lo spazio della crociera, diviso dal presbiterio da una nuova tramezzatura, era occupato dagli scranni della corte. Sul cartiglio all’imposta della cupola fu sostituita l’epigrafe dedicatoria con il monito tipico delle aule di giustizia: “La legge è uguale per tutti”. Qui ebbero luogo due importanti processi del ‘900: il processo Cuocolo nel 1911 e quello per la strage di Portella della Ginestra negli anni ’50, immortalato dal film Segreto di Stato di Paolo Benvenuti.

Dopo il trasferimento del Tribunale di Viterbo nel nuovo edificio in località Riello, avvenuto agli inizi degli anni 2000, il complesso di Piazza Fontana Grande è caduto in disuso. L’ex chiesa viene sporadicamente utilizzata come spazio espositivo e per incontri culturali, mentre nell’ex convento sono stati trasferiti nel 2017 alcuni uffici comunali.

Marco Zappa e il Giudizio finale

La ricerca artistica di Marco Zappa – scrive Beatrice Bella, curatrice della presentazione artistica dell’opera – si focalizza sull’astrazione dinamica del figurativo. Il suo percorso accademico fa sì che sperimenti, nel corso degli anni, diversi stili e correnti trovando una sintesi della propria identità artistica tra l’antico manierismo toscano e il dinamismo contemporaneo. Zappa sviluppa una visione del tutto personale e intima del concetto futurista di movimento attraverso la deformazione, fino a rendere la figura umana totalmente irreale. Propone una visione concettuale del segno e del colore, astraendo il vero e caricando i colori del significato simbolico dell’opera”.

Un’opera in cui il caos predomina sulla composizione – continua – e il dinamismo deforma le figure che vagano su uno sfondo di tinte forti e violente. La metamorfosi cromatica delinea piani diversi donando allo spettatore molteplici punti di vista”.

Marco Zappa, nato a Viterbo nel 1965, vive e lavora a Viterbo e a Milano. Nel capoluogo lombardo è artista e docente alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) dove ricopre le cattedre di tecniche pittoriche e di anatomia artistica. Dopo aver conseguito il diploma accademico in pittura con il massimo dei voti, si è dedicato a una lunga ricerca artistica lavorando con i materiali più disparati, riscontrabili nella tradizione storica e contemporanea delle discipline artistiche. Dal 1994 ha dedicato il suo lavoro allo studio del dinamismo nel corpo umano, attraverso diversi cicli pittorici. Un percorso che ha portato Zappa, agli inizi degli anni 2000, alla creazione dei Polimat: dal termine abbreviato polimaterico nascono dei box realizzati con elementi di pittura, scultura, composizioni scenografiche e oggetti reali. Le tematiche dei Polimat sono lo sviluppo dell’attività umana, dalla realtà alla fantasia attraverso una lettura a volte ironica, a volte cruda. Negli ultimi anni Marco Zappa lavora contemporaneamente alla realizzazione dei “decolorati”: opere pittoriche in divenire, ottenute attraverso la corrosione della tinta dei tessuti. L’artista ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero, ha realizzato numerose opere pubbliche nell’ambito dell’arte sacra ed è presente con la sua ricerca artistica sul mercato dell’arte. Nel 2015 ha realizzato il dipinto olio su tela della Pietà nella Chiesa di Santa Maria della Verità a Viterbo.

Quale futuro per Piazza Fontana Grande?

Piazza Fontana Grande è una delle principali piazze del centro storico di Viterbo, tra l’altro caratterizzata da un’inusuale forma triangolare, e costituisce l’ennesimo scrigno di tesori che meriterebbero una maggior tutela e un’efficace valorizzazione a fini culturali e turistici.

Fontana Grande è un monumento straordinario, le cui origini risalgono al XIII secolo e di essa esiste una copia presso il porto dell’isola greca di Rodi. Negli ultimi anni, purtroppo, le sue condizioni non sono state buone: spesso l’acqua è mancante o ridotta al minimo e l’antica pietra, come accade anche ad altre fontane viterbesi, viene rovinata dai residui calcarei che le imprimono uno sgradevole e innaturale colore biancastro.

Alcuni anni fa, l’amministrazione comunale Michelini decise di abolire finalmente il parcheggio in Piazza Fontana Grande, liberando la piazza dalle automobili. Un provvedimento sicuramente giusto (quello dei mancati controlli è un altro discorso), se non fosse che in seguito non è stato fatto nulla per sostituire i vecchi lastroni che, dopo essere stati calpestati per anni e anni dalle ruote dei veicoli, sono praticamente tutti spaccati o divelti.

Per quanto riguarda l’ex Tribunale, a fine 2017 vi sono stati trasferiti alcuni uffici comunali e questo è una notizia positiva, visto che in precedenza l’edificio era totalmente in disuso. Però, a proposito del rispetto del divieto di sosta, questa scelta implica problemi di parcheggio per gli impiegati e per le persone che hanno necessità di recarsi in tali uffici, che ora sono piuttosto distanti dal parcheggio del Sacrario (rispetto alla vecchia sede di Piazza del Comune) e considerando anche il fatto che il più vicino parcheggio di Via delle Fortezze è al collasso, oltre che uno dei posti più vergognosi e meno sicuri dell’intera città.

Infine l’ex Chiesa dei SS. Giuseppe e Teresa ed ex aula di corte d’assise, adesso interessata dal realizzando dipinto di Marco Zappa, sarebbe invece il posto ideale per allestirvi una mostra permanente sugli storici processi giudiziari che vi si sono svolti nel ‘900 e per appuntamenti a tema, anziché umiliarla con mercatini dell’usato, improbabili eventi serali o mostre di serie B come è successo negli ultimi anni.

Francesco Mecucci