Le dolenti note che fanno ridere, intervista alla Banda Osiris

26 luglio 2018

Diverte, fa ridere ed emoziona. La fusione tra musica, teatro e comicità come cifra stilistica distintiva. È la Banda Osiris, quasi quarant’anni di attività e un prossimo spettacolo, il 9 agosto 2018, ad Acquapendente (VT) all’Anfiteatro Cordeschi: Le dolenti note, tratto dall’omonimo libro della Banda, un viaggio musical-teatrale ai confini della realtà, un inno all’amore per la musica travestito da ironico manuale per sconsigliare il gramo mestiere del musicista.

Loro sono Sandro Berti (mandolino, violino, trombone), Gianluigi Carlone (voce, sax), Roberto Carlone (trombone, pianoforte), Giancarlo Macrì (percussioni, batteria, bassotuba). E proprio quest’ultimo racconta un po’ di cose a Move Magazine.

Macrì, oggi si può vivere di musica?
È davvero difficile, indipendentemente dal genere di musica che si vuol fare, dalla classica al rock, dal pop al jazz, o magari il rap, vista la gran quantità di rapper che sta spuntando fuori. C’è sì una grande domanda di lavoro, ma l’offerta è ridotta. E vediamo le difficoltà che si incontrano oggi nell’intraprendere una carriera musicale. Può capitarti persino che ti facciano pagare per suonare in un locale… Insomma, è un mondo complesso. Certo, se un giovane ha un sogno è giusto che lo insegua, perché riuscire a vivere di musica è bellissimo, purché sia conscio della realtà.

E per spiegarlo bene, la Banda Osiris ha scelto la strada dell’ironia.
D’altronde, a noi mancano ancora un po’ di anni alla pensione, quindi se troppi giovani entrano nel mondo della musica i nostri posti sono a rischio…! Scherzi a parte, noi siamo così, affrontiamo il problema a modo nostro, sempre con grande ironia. Del resto, non nasciamo come musicisti. Abbiamo iniziato in strada, un’esperienza che ti insegna cose come la personalità o la capacità di virare sullo spettacolo e sulla teatralità, che non puoi imparare in nessun conservatorio, e che ci hanno consentito di sopperire alle nostre carenze musicali di base. E questo, alla fine, è ciò che ci ha distinto: tutto è nato come un gioco, ma spesso a fare la differenza è l’idea, il modo con cui ti poni nei confronti della musica, la capacità comunicativa che ti fa arrivare al cuore del pubblico. La formula migliore è sempre il mix tra cultura “alta” e “bassa”, tra “contenuti” e “divertimento”.

Sulle scene dal 1980: cosa si prova, oggi?
Divertimento. Se non ci divertissimo, non staremmo insieme. E non si divertirebbe il pubblico. Ci conosciamo troppo bene e possiamo dire di sapere qualcosa su come si fa gruppo, superando divergenze e difficoltà che pur si verificano. È la forza che ci unisce: chi lo avrebbe mai detto, agli inizi?

Teatro, live, televisione, radio, cinema: cosa preferite?
Live e teatro ci danno le maggiori soddisfazioni, perché sul palco dipende tutto dalle tue capacità e la gratificazione è immediata. In tv concorrono più fattori, i tempi sono diversi e la riuscita di uno show dipende da più figure. Diciamo che ci piace di meno, ma offre la visibilità maggiore. Tuttavia, per come siamo fatti noi, preferiamo le situazioni in cui possiamo avere il peno controllo delle situazione. Radio e cinema vengono subito dopo live e teatro.

Con la colonna sonora di Primo amore di Matteo Garrone avete fatto il pieno di riconoscimenti, dall’Orso d’argento di Berlino al David di Donatello.
Nel cinema la musica dà significato alle immagini. Ci sono registi che usano la tua musica solo per mascherare la loro incapacità, mentre Garrone è stato l’esatto opposto: voleva la musica già composta sulla sceneggiatura, prima ancora di girare le scene.

E la radio?
In certi casi è simile al nostro modo di lavorare. Con la musica stimoliamo la fantasia dell’ascoltatore, come negli sceneggiati radiofonici di una volta: il suono di una goccia che cade fa immaginare di essere in una grotta, oppure fa pensare a un rubinetto.

Il vostro nome è un omaggio a Wanda Osiris, reginetta del teatro di rivista italiano tra gli anni ’30 e ’50.
Ed è spesso un problema spiegarlo ai più giovani oppure all’estero, dove se ci chiedono se ci ispiriamo alla divinità egizia Osiride, preferiamo rispondere di sì per non scendere troppo nel particolare! È un nome comunque nato abbastanza per caso, suonava bene e richiamava il mondo del varietà leggero, e ha avuto decisamente la meglio su LaBanda Lear.

Progetti futuri?
Uno spettacolo sull’acqua come è stata declinata nella musica, da Battiato a Schubert, insieme a Telmo Pievani, che è un filosofo ma anche un bravissimo comunicatore. Quindi il cd Funfara, appena uscito, in cui abbiamo composto musica bandistica, per riscoprire un mondo come quello delle bande civiche che sta morendo e che invece è un importante serbatoio di giovani musicisti che fanno esperienza sul campo, in un mondo in cui la musica ormai si fa al computer. Partendo da Funfara vorremmo poi realizzare una tournée, selezionando 20 bande italiane con cui esibirsi insieme: la musica da banda ben si presta allo spettacolo.

Francesco Mecucci

(foto di Francesco Fratto)