Palazzo Chigi-Albani di Soriano tra i monumenti italiani più a rischio di crollo

6 settembre 2018

C’è anche il Palazzo Chigi-Albani di Soriano nel Cimino nella lista dei dieci monumenti italiani più a rischio crollo compilata da Italia Nostra, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione.

Il maestoso e scenografico edificio rinascimentale, di cui negli ultimi anni sono state recuperate soltanto le scuderie e che ingloba la splendida Fontana di Papacqua, versa da decenni in una condizione di grave abbandono, quando invece potrebbe costituire un importante asset per l’attrattività turistica sia di Soriano sia dell’intero territorio, soprattutto se messo in rete con altre testimonianze dell’epoca come Villa Lante a Bagnaia, Palazzo Farnese di Caprarola, Castello Ruspoli di Vignanello e Sacro Bosco di Bomarzo.

In seguito al crollo del tetto della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, si è riaperto il dibattito sulla manutenzione e sul monitoraggio dei beni culturali italiani. Il rischio crollo, infatti, non interessa soltanto infrastrutture stradali e ferroviarie ma anche e soprattutto l’ingente patrimonio storico la cui valorizzazione dovrebbe costituire una delle principali fonti economiche del nostro paese.

La Lista Rossa dei beni culturali in pericolo è stata lanciata da Italia Nostra nel 2010, in seguito al crollo della Domus dei Gladiatori di Pompei “per evitare – spiegano dall’associazione – iniziative-spot destinate al dimenticatoio e creare invece un osservatorio permanente sul degrado dei beni culturali. Purtroppo, accade sempre che ad ogni crollo si riaccende il dibattito ma poi, passata l’emozione, tutto torna come prima: scarsi finanziamenti per la manutenzione e la tutela e depotenziamento delle soprintendenze preposte al controllo e al monitoraggio”.

Va ricordato – prosegue Italia Nostra – che il MiBAC ha messo a punto con l’Istituto Superiore per la Conservazione la “Carta del Rischio”: cioè un sistema informativo territoriale di supporto scientifico e amministrativo agli rnti statali e territoriali preposti alla tutela del patrimonio culturale. In pratica si tratta di una raccolta statistica di dati provenienti dalle soprintendenze, dalle università, da vari altri enti e dal rilevamento dei danni dei terremoti: un’enorme mole di dati per monitorare le criticità che sarebbe molto importante finanziare in modo adeguato, dotare di moderni mezzi di rilevamento e supportare con risorse umane. Succede invece il contrario: la grande consistenza numerica del nostro patrimonio e l’esiguità dei mezzi delle soprintendenze, depotenziate dalla riforma Franceschini interessata per lo più alla mercificazione immediata dei nostri beni più famosi e turistici, rende praticamente impossibile garantire su tutto il territorio nazionale un efficace e capillare controllo. Il risultato è quello che tutti possiamo constatare“.

La Lista Rossa di Italia Nostra – conclude la nota – vuole contribuire concretamente alla mappatura del rischio nella convinzione che sia dovere dei cittadini e delle associazioni praticare la sussidiarietà cittadino/amministrazioni suggerendo soluzioni per il “Bene Comune”. Ad oggi sono stati classificati circa 350 beni in pericolo: chiese, castelli, palazzi, fortificazioni, siti archeologici, borghi, etc. che vengono seguiti dalle 200 sezioni territoriali di Italia Nostra“.

Questi gli altri beni culturali italiani indicati da Italia Nostra tra i casi più significativi insieme a Palazzo Chigi-Albani di Soriano nel Cimino: Chiesa di San Francesco, Pisa; Palazzo Silvestri Rivaldi ai Fori Imperiali, Roma; Castello Svevo, Augusta (SR); Chiesta di Sant’Ignazio al Collegio Romano, Roma; Chiesa di Sant’Angelo in Formis, Capua (CE); Villa Zanelli, Savona, Borgo delle Gualchiere di Remole, Firenze; Sacrario di Redipuglia (GO), mura urbiche di varie città, tra cui Amelia (TR), Crotone, Ferrara, Palmanova (UD), Roma, San Gimignano (SI).