Orte Sotterranea


luogo: Orte (VT)

indirizzo: Piazza della Libertà

orario: gio-ven 15.00-19.00, sab-dom 9.00-13.00 - 15-19.00. Visite guidate: gio-ven 15.15, 17.00, sab-dom 9.15, 11.00, 15.15, 17.00

info: Percorso completo: intero 8 €, ridotto 5 €, bambini gratuito. Percorso breve: intero 5 €, ridotto 3 €, bambini gratuito.

Orte Sotterranea è un percorso nei secoli dall’epoca etrusca ai giorni nostri, tra cunicoli di acquedotto, cisterne, colombaie, cantine e pozzi di neve. La gestione di apertura e visite è a cura dell’associazione Veramente Orte.

Orte è un abitato che vanta una continuità di vita dalla fine dell’età del Bronzo (XII secolo a.C.) ai tempi odierni. All’interno della rupe che lo accoglie, nel corso di quasi 2500 anni di vita ininterrotta, sono state ricavate la rete di rifornimento idrico (cunicoli, cisterne, pozzi) e di evacuazione delle acque reflue, i magazzini, i depositi, le cantine, le stalle, le colombaie, alcuni vani di abitazione, i laboratori artigianali (per la lavorazione di lana e canapa), i lavatoi, le fontane, i triclini estivi, i vivai e i luoghi di delizie di giardini privati. L’insieme di queste attività è quindi oggi visibile al visitatore in un viaggio attraverso i secoli, che ha inizio dalla fontana ipogea di Piazza della Libertà e si snoda per centinaia di metri nel cuore della rupe visitando acquedotti, colombaie e pozzi di neve.

La fontana ipogea

La fontana, nonostante i numerosi rimaneggiamenti ed i pesanti interventi di restauro subiti nel Seicento, mantiene ancora in parte il suo aspetto originario; due colonnine marmoree sorreggenti una volta a crociera, ne inquadrano il fronte, costituito da un archetto su lesene all’interno del quale sgorga l’acqua. Concepita come cisterna, probabilmente in età augustea in corrispondenza ad un fenomeno molto più ampio di monumentalizzazione dell’abitato, rappresentava il terminale del primitivo acquedotto che per lungo tempo ha rappresentato l’ unica fonte di approvvigionamento e deposito idrico pubblico della città. Sono evidenti i segni presenti sulle lastre dei vasconi da attribuire alle brocche delle donne che per secoli hanno fatto la fila per attingere acqua. Gli statuti cittadini prevedevano sanzioni severe per chiunque l’avesse sporcata . Un custode, incaricato dai Priori, era tenuto a pulirla e tenere le chiavi della porta che a nessuno era lecito aprire all’infuori di lui.

Ipogeo del Vascellaro

In corrispondenza dell’omonimo arco e dell’ex chiesa di San Gregorio, è ubicato un ipogeo che può essere considerato l’esempio eclatante della continuità di vita e di utilizzo del sottosuolo ortano. Lo scavo di esso, intrapreso dal fronte della rupe, ha intercettato il condotto principale e ne ha completamente asportato la parete occidentale, defunzionalizzandolo. L’ambiente, di pianta orientativamente rettangolare (6 x 3 metri) ospita un palmento per la pigiatura dell’uva. Nella parete orientale un recinto murario delimita un piccolo ambiente pavimentato in pianelle messo in comunicazione con una vaschetta posta ad un livello inferiore e scavata interamente nel tufo. Il prodotto della pigiatura, effettuata all’interno dell’ambiente pavimentato, confluiva, con ogni probabilità, all’interno della vasca, avviando così il ciclo produttivo.

Cisterna di Piazza Fratini

Un passo dello storico del ‘500 Leoncini informa che “al Vescovado vi era il pozzo presso la via che ne andava alla chiesa di San Lorenzo” e che “ove vi è la porta vi era una strada per la quale si entrava alla Chiesa di San Lorenzo per una porta piccola et ivi era il pozzo dell’acqua”. La descrizione rispecchia appieno le caratteristiche del chiostro di Piazza Fratini e che rappresenta uno degli accessi al complesso ipogeo omonimo. Questo risulta distribuito su due livelli; tramite una ripida scala si accede ad un vano a pianta quadrata utilizzato come cantina e da questo si diparte un’altra scalinata che permette di accedere al livello inferiore. Qui si incontra una rete di cunicoli di cui quello centrale consente di collegarsi al condotto principale dopo un percorso lungo circa 30 metri (condotto di destra) e di visitare dall’interno la cisterna di Piazza Fratini (condotto di sinistra). Risulta di particolare pregio l’imbocco al cunicolo di sinistra in quanto inquadrato da colonnine scavate nel tufo.

Cunicolo principale

Il cunicolo principale è stato concepito, a partire dal VI-V sec. a.C., come mezzo di recupero dell’acqua piovana infiltratasi all’interno del banco tufaceo e per trasferire alle fontane urbane quelle provenienti dalle sorgenti delle Grazie. Il condotto principale della rete, lunga complessivamente circa 2000 m, dalla fontana ipogea di Piazza della Libertà giunge alla rocca e permette di leggere tutte le tracce di lavorazione e di installazione del cantiere per la sua realizzazione. Al suo interno si conservano una successione di pozzi di luce per il recupero del materiale cavato, le controsoffittature della volta, recanti i segni delle cannucce e delle piccole centine impiegate per la messa in opera, e le aperture laterali di sfogo per l’acqua, in caso di superamento dei livelli di guardia. Attualmente il percorso di visita inizia nella  fontana ipogea e termina, dopo un tragitto lungo circa 280 m, in prossimità del cosiddetto “Arco del Vascellaro” in corrispondenza dell’omonimo ipogeo.

Pozzo di cocciopesto

Da una diramazione laterale del cunicolo principale si accede a questi vani che non hanno alcuna connessione con la funzionalità  idrica di quest’ultimo. Il “pozzo di cocciopesto” è un ambiente di forma pressoché circolare avente diametro di circa 4 metri ed è un ambiente che ha avuto una continuità di vita notevole che va almeno dal I secolo a.C. fino ai tempi recenti. Ad un originario pozzo di pianta circolare e con imbocco rettangolare è stato affiancato in età medievale (nel XIII secolo a giudicare dalla tecnica di costruzione) un pozzo “a tufelli” che non ha funzionalità idrica ma quello di comune fossa granaria. Questa trasformazione ha alterato la pianta originale a discapito della circolarità della planimetria che risulta tuttavia evidente dalle lettura delle tracce di scavo. Il contatto fisico diretto con il cunicolo è stato involontariamente realizzato al momento dello scavo di una cantina che ha intercettato da un lato  l’acquedotto e dall’altro il pozzo.

Pozzo di neve

Una delle attività produttive presenti nel sottosuolo di Orte è legata allo sfruttamento della neve per la conservazione dei prodotti necessari al funzionamento dell’ospedale cittadino. Il pozzo di neve rappresenta il livello inferiore di un complesso ipogeo articolato che, ristrutturato nel 1891 come testimoniato da un’iscrizione presente in situ, rappresenta uno dei pochissimi esempi sopravvissuti di questo tipo di strutture. La neve, trasportata in blocchi compatti avvolti nella paglia e prelevati dai vicini Monti Cimini, veniva depositata all’interno della struttura e garantiva la refrigerazione di tutto l’ ipogeo. Al XIX secolo risale, probabilmente, lo scavo della rampa per lo scivolo delle botti e della camera che ospita il pozzo di neve che, costruito nel 1891, rappresenta una rarità in quanto conserva un’iscrizione graffita che indica committente, data di realizzazione, destinazione d’uso e identità dell’artefice.

Colombaia rupestre

Con il termine di colombaie rupestri si indica quella categoria di cavità artificiali che contraddistinguono l’area corrispondente all’Etruria meridionale. Si tratta di camere ipogee ricavate sul ciglio superiore dei pianori tufacei, spesso in prossimità o al di sotto di nuclei abitati tuttora esistenti; sono caratterizzate da pareti quasi totalmente ricoperte da nicchiette, disposte ordinatamente su più file, e da finestre, non sempre conservate. L’allevamento del colombo, in epoca romana, doveva essere molto remunerativo: Varrone indica il valore di una coppia di bei piccioni, venduta al mercato dell’Urbe, pari a 200 nummi o addirittura a 1000. Scendendo una rampa che da Piazza Solferino scendeva sul ciglione settentrionale della rupe ci si imbatte in un complesso ipogeo composto da due ambienti accessibili per mezzo di una lunga scalinata e provvista di due finestre che affacciano sul fiume Tevere. Databile al XIII secolo, la piccionaia ha subito, nei secoli successivi, significativi cambiamenti di destinazione d’uso con gli ambienti interni trasformati prima in laboratori tessili e, successivamente, in cantine.

Testi e immagini tratti dal sito www.visitaorte.com – foto di Luca Riccardi



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