irezumi

Body Evolution – Irezumi, il marchio del disonore

7 Aprile 2020

Irezumi è un termine giapponese che letteralmente significa inserire (ireru) inchiostro (sumi). L’irezumi è il marchio inflitto, mentre la condanna si chiama bokukei: punizione corporale.

Utilizzato per reati minori o come pena aggiuntiva, il condannato all’irezumi veniva rilasciato poco dopo il marchio o poteva essere inviato nei campi per i lavori forzati. La principale funzione di tale marchio era quella di identificare il criminale e riconoscere il luogo del crimine. I simboli tatuati, infatti, si differenziavano di luogo in luogo.

L’irezumi è in realtà di origini cinesi e veniva applicato sul viso e solo agli uomini, inflitto ai condannati per diversi reati tra cui il furto e l’adulterio. Associato alla schiavitù e ai lavori forzati, fu abolito nel167 d.C. Nella Cina confuciana, dove l’inviolabilità del corpo era considerata fondamentale, avere un tale segno distintivo costituiva un fatto molto disonorevole.

Anche in Giappone portare addosso questo marchio comportò l’essere declassati e vivere ai margini della società e nelle più basse posizioni sociali. L’irezumi simboleggiava anche lo strapotere dello shogun che possedeva anche i corpi dei suoi sudditi ed era un simbolo che indicava le persone non desiderate, da cui era necessario tenersi alla guardia.

Uno studioso del periodo Edo scrive esplicitamente che lasciare un marchio permanente sul corpo non solo fa sì che il condannato non dimentichi la sua punizione, ma incute paura anche in chi lo vede: questo ero lo scopo di tatuare i condannati, per determinati crimini, con un marchio riconoscibile (irezumi).

I detenuti a cui era applicato l’irezumi erano destinati a divenire dei fuori casta e quindi a non trovare mai più un riscatto sociale: la loro unica possibilità era tentare di rimuoverlo o coprirlo con un altro tatuaggio; altri si riunivano in bande e, usando il tatuaggio stesso, per terrorizzare la popolazione comune, cercavano di guadagnarsi da vivere attraverso l’estorsione.

L’irezumi era effettuato dai fuori casta: solo un impuro poteva eseguire una pratica impura. In Giappone, nel periodo Edo, solo gli eta (fuori casta) potevano occuparsi di lavori a contatto con il sangue, visto che era considerato un tabù.

Il tatuaggio veniva eseguito attraverso un iniziale lesione della pelle che doveva raffigurare un simbolo riconoscibile, ottenuta attraverso una cinquantina di aghi legati a un bastoncino; in seguito, una volta asciugato il sangue, veniva strofinato dell’inchiostro da calligrafia sulla ferita. Le lesioni erano poi ripassate con un pennello, in modo da far penetrare l’inchiostro più a fondo. Una volta che il tatuaggio si fosse asciugato e le ferite iniziavano a cicatrizzarsi, il detenuto veniva rilasciato.