emanuele zago

Emanuele Zago

29 Novembre 2017

Incontriamo il cantautore Emanuele Zago, sulla scia dell’uscita del suo primo singolo da solista dal titolo Ocean.

Raccontaci di te e del tuo percorso da musicista.
Non mi ritengo un musicista professionista, né un cantante professionista, ma semplicemente uno che è cresciuto con e in mezzo alla musica. Una passione ereditata in famiglia: mio padre è stato un grande appassionato e devo a lui tutto il mio amore per la musica. Il mio percorso è cominciato all’età di otto anni con una tromba in Sib da 200 mila lire, pagata da mio nonno, per poi proseguire con batteria, pianoforte, chitarra e ukulele. Durante questo percorso, a volte anche tormentoso, ho iniziato a scrivere e a cantare le mie canzoni, un modo istintivo per comunicare e rivivere ogni volta un’emozione, un sogno, un angoscia o una paura. Ecco, questo è per me fare musica.

Quali sono gli artisti del passato che hanno influito sulla tua formazione e a quali musicisti attuali ti ispiri maggiormente?
Difficile limitarsi a pochi nomi. Ascolto e apprezzo tanti artisti di diversi generi musicali, fermo restando che i miei generi preferiti, che hanno un nesso con la musica che scrivo, sono tutti di stampo decisamente rock: dal grunge al rock classico, al folk rock. Artisti che posso sicuramente elencare come fonte di ispirazione sono Eddie Vedder, Bruce Springsteen, Bon Jovi, Chris Cornell e Kurt Cobain. Tra gli artisti più recenti, mi piace molto Paolo Nutini.

Parlaci del tuo singolo Ocean, del suo significato e dei riscontri ottenuti finora.
Ocean è un brano molto intimo e evocativo, nel senso che evoca numerose immagini della natura per raccontare un aspetto molto importante di una storia d’amore o comunque di ogni rapporto umano: la voglia di entrare in sintonia con il mondo interiore di qualcun altro, appunto l’Ocean della canzone. Il brano ha avuto un certo apprezzamento dal pubblico e ne sono felicissimo, oltre che molto grato. Molti sono stati i passaggi in tante radio locali italiane e anche estere. L’opinione che ho riscontrato maggiormente è stata: “Sembra un brano di qualcuno famoso”. La cosa a me fa sorridere molto, essendo un brano autoprodotto, registrato per tre quarti con una telecamera, ma è un grandissimo complimento e una grande soddisfazione perché significa che ascoltandola viene percepita come qualcosa di familiare, nonostante sia un pezzo in inglese.

Come mai la scelta di usare l’inglese nei tuoi testi?
Compongo soltanto in inglese soprattutto per due motivi: il primo è che, a mio avviso, il rock come genere musicale ha un suo linguaggio, un suo modo di esprimersi, espressioni linguistiche che ne hanno fatto la storia e che nella nostra bellissima lingua non possono essere tradotte. Il secondo motivo è che, se decidi di comunicare qualcosa attraverso la musica, ciò deve essere comprensibile a tutti, e anche se questo non è possibile da raggiungere, l’inglese ti permette di parlare a un numero enormemente maggiore di persone nel mondo. Detto questo, rispetto e stimo tantissimi autori che fanno dell’ottimo rock in italiano.

Quali sono le maggiori difficoltà, per un cantautore come te, per farsi notare nella “giungla” del panorama musicale attuale?
Le difficoltà sono tante. I talent show hanno di fatto decretato la fine della creatività e del talento. Ad oggi, il mondo della musica è un mondo finto, usa e getta, classifiche finte, talenti finti, scoperte di nuove proposte dal nulla fintissime e perfino finto è il fatto spesso che ci piaccia o meno una canzone, a volte. Il sogno di venire scoperti da qualcuno che ti produce è solo una farsa, non esiste questo nella musica. Chiunque da zero raggiunga il mainstream in un mese non è né bravo né un fenomeno, o meglio potrebbe anche esserlo ma non è per questo che diventa qualcuno, è soltanto uno che ha tanti soldi da farsi rubare. L‘alternativa per noi “comuni mortali” è una strada lunga, ma ricca di soddisfazione e fatta di piccoli passi, del proprio piccolo pubblico che pian piano aumenta, di gente che apprezza quello che suoni e ascolta e magari canta le tue canzoni perché gli piacciono e non perché gliel’ha imposto la tv o la radio.

A cosa stai lavorando attualmente?
Sto lavorando con la band al primo album che comprenderà ovviamente anche Ocean, forse in versione remastered per adeguarla al sound dell’album. Siamo ormai in fase imminente di registrazione, per cui spero che presto torneremo a incontrarci per parlarne. Non anticipo nulla, solo il fatto che sarà un po’ più elettrico rispetto ad Ocean e che sono molto soddisfatto del lavoro di pre-produzione dei brani. Speriamo di fare un bel lavoro anche in fase di registrazione. Sono anche al lavoro con la band per preparare la partecipazione alla serata che sarà organizzata dall’associazione Musicart il 30 dicembre 2017 presso il Teatro Comunale di Vejano (VT), a cui abbiamo avuto il piacere di essere invitati a suonare.

Dino Manoni

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Photo: Studio Cardei