Genio e sregolatezza – Marcelo Alejandro Otero

22 Maggio 2014

Le vocali sono strascicate, i suoni aspirati: Marcelo Alejandro Otero e no, non è un personaggio di qualche nostalgica canzone rivoluzionaria, né un tanguero triste di Baires. Lui viene dall’Uruguay, “quattro milioni di abitanti, tre milioni e novecentonovantanovemila calciatori”, e si ritrova nel Vicenza neopromosso, il Vicenza operaio erede del grande Lanerossi e affidato al pretino Guidolin. Otero è timido solo fuori dal campo: dentro è una scheggia, corre e s’infila e dribbla e fa pure gol bellissimi, in mezza rovesciata.

L’allenatore prete capisce presto come sfruttarlo, all’ala, a sparare palloni per il capoccione del centravanti Bob Murgita. La cosa funziona, il Vicenza è una rivelazione, il suo gioco piace nonostante quel palo in mezzo alla tribuna dello stadio Menti impedisca immagini chiare. è Coppa Italia, secca e storica. L’anno dopo Otero parte a razzo, quattro gol alla prima giornata contro la Fiorentina.

E’ nata una stella, chissenefrega quando le guardie lo fermano al volante mezzo ubriaco. In Veneto se non bevi non vivi, e i tifosi apprezzano: “Forza Otero, bevi un nero”, gli cantano, laddove il nero, da quelle parti, è un bicchiere di vino rosso. Lui obbediva, e intanto si scoppiava pure i difensori avversari, uno ad uno. Peccato per quella semifinale maledetta di Coppa delle Coppe, Vicenza eliminato dal Chelsea di Vialli, Zola e Di Matteo. Niente brindisi, quella notte.

Andrea Arena