Genio e sregolatezza – Matteo Pero Nullo

20 Novembre 2014

Matteo era Matteo prima di quel Matteo. Ma lui non fa decreti né selfie né corre per le primarie. Lui corre appresso a un pallone, e lo fa nel modo più bello che ci sia.

Matteo Pero Nullo, che giocatore. Uno di quelli che regala sempre qualcosa: un elastico, una veronica, un paso doble, una finta, un pallonetto (che qui non chiameremo mai “cucchiaio”). Lui esegue alla perfezione, i bambini – ma anche gli adulti – in tribuna fanno “ooohh” e non chiede niente in cambio. Perché questo umbro di 29 anni, da tre alla Viterbese, vive il suo sport come lo vivono gli uomini giusti.

La supremazia tecnica va fatta pesare, ma il gesto non dev’essere fine a se stesso. La corsa? Ottima e abbondante, ma solo per bruciare l’avversario, volando verso la porta. Stava a Spoleto, prima, e una volta venne a Viterbo e ci fece girare la cabeza che manco un Negroni fatto bene. Lo presero, magari all’epoca per blandire la piazza, ma presto divenne idolo.

Perché quando gli arriva la palla sai che farà sempre qualcosa di straordinario, perché non molla mai, perché non è bastardo come certi giocatoroni montati, perché è pure buffo vedere i suoi avversari, ogni volta, chiedere l’assistenza dello psicologo già a metà gara. Sarebbe potuto arrivare chissà dove, Matteo? Può darsi. Ma è bello che in questo calcio di under e di zampate, di arbitri inetti e partite vendute, ancora ci si possa godere uno come lui. Qui, oggi, a Viterbo, in serie D. Un domani chissà, magari a Palazzo Chigi, o a Palazzo dei Priori.

Andrea Arena