Turnaround – James Brown, “Black Caesar”, la recensione

5 Gennaio 2018

Siamo nei primi anni ’70. Nei cinema dilagano a macchia d’olio successi blaxploitation, i film polizieschi, popolati da eroi afroamericani che si muovono sulle strade e nei ghetti delle grandi metropoli statunitensi, tra inseguimenti, criminali, prostitute e traffici loschi.

L’estetica del periodo prevede folti basettoni, pantaloni scampanati, camicette attillate, colletti dalla lunghezza imbarazzante. E tanta musica. Rigorosamente black e funk. Shaft di Isaac Hayes, Superfly di Curtis Mayfield, Trouble man di Marvin Gaye sono solo alcune delle colonne sonore dell’epoca entrate di diritto nel mito.

James Brown non si sottrae alla sfida: nel febbraio ’73 entra in studio con il fido trombonista Fred Wesley e firma la musica di Black Caesar, un film sulla mafia nera ambientato ad Harlem. La colonna sonora segna uno dei vertici artistici della sua sconfinata discografia. Lo accompagnano i J.B.’s, la sua storica ed esplosiva band.

Il sound, rovente e ad alto tasso di funk anche nei tempi medi, amplifica e valorizza le sequenze della pellicola. Tutti i brani sono di ottima levatura, ma il disco contiene tre hits: The boss, Make it good to yourself e Mama Feelgood, cantata da Lyl Collins.

James Brown
Black Caesar (Polygram, 1973)