La melodia

1 Novembre 2016

Marco termina la telefonata con la fidanzata e si siede sul divano per ritrovare la calma. Annalisa ha urlato, perché anche oggi lui ha trovato una scusa per non vederla. Marco sa che ha ragione, ma non vuole lasciarla. A trent’anni ritiene necessario avere una fidanzata, ma non sopporta la sua voce acuta e lamentosa, il continuo dolersi della vita. Appare sul display del telefono un messaggio di Sandro: «Ieri ti aspettavamo a calcetto, che fine hai fatto?».

Per quanti compromessi abbia accettato, per quanto si sia sforzato, Marco ritrova sempre quella sensazione che iniziò ad avvertire da bambino e che non l’ha più abbandonato: sono solo, differente dagli altri, distante. Lo capì quando si rese conto che gli altri bambini amavano i propri genitori, mentre per lui erano solo due persone necessarie all’organizzazione della vita. La madre preparava da mangiare, il padre lo accompagnava a scuola, lui li abbracciava perché questo si aspettavano da lui. Il giorno dei loro funerali non pianse. Entra nella doccia. L’acqua è troppo calda, ma va bene così. È allora che risuona nella sua testa una musica: prima frammentaria, indefinita, poi sempre più chiara, la ricanta a voce alta. È strana, differente da qualsiasi musica abbia mai sentito. Va a dormire e al mattino, sulla metro che deve portarlo nello studio di architettura dove lavora, gli torna in mente la melodia. La ripete sottovoce, una signora lo guarda diffidente. A fine giornata l’architetto proprietario dello studio gli fa i complimenti, lo schizzo che ha tracciato come ipotesi per un nuovo grattacielo, è sorprendentemente innovativo.

Marco ringrazia, ma solo perché sa che in questi casi così bisogna fare, non prova nulla, come sempre. Alla sera sulla metro si ritrova a canticchiare la melodia, riflette su quanto sia differente da qualsiasi musica abbiamo ascoltato in passato. Pochi posti dopo di lui un ragazzo si volta, lo guarda, e sembra ripetere quella melodia. Si fissano negli occhi e a Marco manca il fiato, per la prima volta sente di non essere solo. Se gli occhi che lo stanno fissando fossero di una ragazza, penserebbe di essersi innamorato, anche se non sa bene cosa sia l’amore, se non per sentito dire. Ma è un’altra sensazione, fortissima, è come se avesse riconosciuto qualcuno che non vedeva da molto tempo. È un colpo troppo forte, si alza e scende anche se non è la sua fermata. Corre, esce all’esterno e respira, come se fosse risalito da una immersione. Si siede sotto un lampione, si asciuga il sudore. Sente il calore di una mano che gli tocca la spalla. È il ragazzo della metro. Gli sorride: «Hai sentito la melodia? Non ti devi preoccupare, sta succedendo a tutti, tra poco tutto ti apparirà più chiaro». «Ma cosa vuoi? Vai via» lo respinge Marco. Il ragazzo canta a voce alta la melodia. «L’attesa è finita – continua – il risveglio sta avvenendo, anche se non è contemporaneo per tutti, ad alcuni sta succedendo prima, ad altri dopo. Ma ci siamo. La melodia è un codice che ci aiuta a capire»

Marco vorrebbe andarsene, ma è come se attraverso una nebbia fitta stesse vedendo qualcosa. «Vieni, ti porto alla fabbrica, lì ci sono anche altri risvegliati». Trenta minuti dopo Marco è con un’altra decina di donne e uomini, più o meno della sua età, cantano la melodia, sorridono, si abbracciano. Marco sente di non essere solo, ama quelle persone anche se non le ha mai viste. «Un tempo molto lontano che per la tua parte umana non è neppure concepibile questo pianeta era il nostro. Fummo costretti a fuggire, la nostra civiltà aveva osato troppo, il pianeta era divenuto invivibile. Ora stiamo per tornare, è tempo di riprenderci ciò che era nostro e alcuni di noi sono stati inviati per preparare l’arrivo».

Il ricordo del pianeta in cui è cresciuto riaffiora in Marco. Ricorda quando il generale gli disse che sarebbe andato in missione, rinato come un essere umano, non doveva preoccuparsi, sarebbe tornato quello di prima dopo trent’anni. Capisce che per lui gli esseri umani non sono nulla, se non un problema da eliminare, questa è la sua missione. «Quando comincia la pulizia? Lo sterminio?» chiede. «Presto» sorride il ragazzo. La melodia gli sembra bellissima.