Lazio-Trabzonspor

29 Novembre 2017

Ma poi che cos’è il genio, che cos’è la sregolatezza, che cos’è il sacro gioco del balùn? La nostra vita, la nostra storia.

Ecco allora un biglietto, una partita, una data: per qualcuno non significa nulla – la millesima serata allo stadio – e per qualcun altro è tutto. Tipo Lazio – Trabzonspor, Europa League, la coppetta, 12 dicembre 2013, giorno quasi palindromo.

Uno squallido 0-0, dice il tabellino, ed era la Lazietta di Petkovic ancora ‘mbriaca dalla Coppa Italia del maggio precedente (quella di Lulic al 71′, non so se avete presente). Freddo a Roma, con quell’umidità che sale dal Tevere e che ti zaccagna le ossa, birre nonostante. La marea turca che canta e spera di vendicare Lepanto, secoli dopo.

Invece niente: “La solita partita di merda”, si dice mentre si torna alla macchina, attraversando la steppa siberiana della Farnesina. Ma per qualcun altro quella notte è una notte da ricordare per sempre, un biglietto da archiviare tra le cose preziose, gli odori e i colori e i sapori di qualcosa di indimenticabile. Una magia cattiva e subdola, ma una magia che ti fa innamorare.