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Le aste di Kengo Kuma

22 Settembre 2016

Le ultime novità in materia di architettura antisismica arrivano – non potrebbe essere altrimenti – dal Giappone. Nel Sol Levante, dove i terremoti sono all’ordine del giorno, si è iniziato a costruire edifici in grado di resistere a scosse consistenti (fino a 6-7 gradi della scala Richter) di pari passo con lo sviluppo urbano del secondo dopoguerra.

E se la soluzione recentemente concepita dall’archistar Kengo Kuma per l’edificio Fa-Bo a Nomi (Ishikawa) non è riproponibile per mettere in sicurezza i centri storici medioevali dei borghi italiani, essa presenta comunque degli aspetti estremamente innovativi che potrebbero rivoluzionare le tecniche costruttive del futuro.

Grazie all’impiego di una fitta serie di aste in fibra di carbonio all’interno e – visibilmente – all’esterno, l’edificio in questione è stato messo in sicurezza con elementi strutturali realizzati utilizzando questo materiale leggero, flessibile ma anche estremamente resistente a trazione: ben dieci volte più dell’acciaio.

Le fibre esterne partono dal tetto e velano l’edificio, scaricando le forze a terra con un andamento ondulato. Queste aste svolgono però al meglio la loro funzione se integrate con gli elementi strutturali, perché in grado di conferire loro la giusta elasticità al fine di ridurre drasticamente i danni in caso di scosse potenzialmente devastanti.