Lettera a una ragazza

25 Luglio 2019

«Pronto, potrei parlare con il signor Giorgio?». «No… vede… sono la madre. Questo è il suo cellulare… era …ma lei chi è?». «Mi scusi ma non me lo può passare il signor Giorgio?». «Guardi, mi spiace, non è che non glielo voglia passare, è che… ma lei è un’amica di Giorgio?».

«Signora, mi permetto di insistere perché sta facendo perdere una grande occasione al signor Giorgio, abbiamo visto che da due mesi non rinnova l’abbonamento alla nostra TV on line ed è un peccato, è stato nostro cliente per tanti anni e stanno arrivando serie nuove, molto belle, in più c’è un’offerta conveniente. Davvero non me lo vuole passare il signor Giorgio?».

«Signorina, mi spiace ma non…». «Perché non me lo passa?». Silenzio. Poi una frase rabbiosa avvolta nei singhiozzi. «Giorgio è morto, mio figlio è morto, ha capito perché non glielo posso passare? Questo è il suo cellulare e io ogni tanto lo riaccendo per vedere le foto che aveva scattato».

Nel salone del call center vedono impallidire Lucia. Lei è conosciuta perché non perde mai la calma, ottiene ciò che vuole dal cliente. Ora ha smesso di sorridere e di girare tra le dita una moneta come fa sempre durante le chiamate. Lucia ha 32 anni e dopo la laurea in scienze politiche internazionali, il master in Inghilterra, qualche esperienza in società di ricerche, ha accettato il lavoro al call center pensando che sarebbe stato solo per qualche mese. Ormai è lì da tre anni, non è quello che sognava, ma la società è seria, le chiede di essere insistente ma mai di ingannare i clienti come fanno da altre parti.

Lucia si sta accontentando e non si lamenta, ma la risposta della signora è stata una pugnalata. Forse è solo una scusa di cattivo gusto. Ma la sente piangere, disperata. Sa che dovrebbe interrompere la telefonata, la donna con un filo di voce le chiede: «Signorina, lei conosceva Giorgio?». Dieci secondi di silenzio. «No, signora, non lo conoscevo. Io sto lavorando, devo vendere un prodotto e mi spiace se sono stata così inopportuna. Mi vergogno». «No, non si preoccupi, la capisco, bisogna lavorare. Anche Giorgio non si tirava mai indietro. Dopo la laurea, sa come va il mondo, consegnava le pizze. Da poco un amico lo aveva preso a occuparsi della contabilità nella sua azienda, era contento». «Ma quando è successo, signora?».

«L’incidente lo ha avuto un mese fa, l’autista di un camion si è sentito male e lo ha travolto. È rimasto in coma e due giorni fa è morto. Domani alle 11 facciamo il funerale alla chiesa del Ruscello». «Dalla scheda vedo che aveva la mia età, sono nata tre mesi dopo di lui». «Eh sì, non si era sposato, con la fidanzata era finita male ed era tornato a vivere con me, stavamo bene. Non è vero che è sbagliato restare con i genitori anche quando si è grandicelli». «Anch’io signora vivo ancora con mia madre. Va bene così. A me dispiace tantissimo per Giorgio, mi perdoni ancora, ora devo tornare a lavorare». «Grazie, signorina, e mi saluti la sua mamma».

Il giorno dopo Lucia va alla chiesa del Ruscello. Mentre entra la bara, vede una signora curva che piange, deve essere la madre. Fuori alcuni amici hanno messo una grande foto di Giorgio, con la divisa del calcetto. Lucia non comprende: non lo conosce, non lo ha mai incontrato, ma le sembra che il viso di Giorgio sia importante per lei, che ci sarebbe potuta essere una complicità profonda.

La sera, a fine turno, ricontrolla la scheda di Giorgio e vede che il 90 per cento delle serie che ha guardato sono quelle che lei ama. A casa su Facebook visita la sua pagina, ci sono decine di messaggi di ricordo degli amici, ma lei va indietro, vede le foto dei viaggi e sono, sia pure in date differenti, gli stessi che ha fatto lei: Cuba, Vietnam, Matera, Normandia, Andalusia, è come se si fossero inseguiti.

Un altro particolare: Giorgio ha frequentato il liceo classico al quale stava per iscriversi Lucia, poi all’ultimo momento ha cambiato idea e ha scelto lo scientifico. Molto probabilmente si sarebbero conosciuti. Infine, è attirata dal link che due anni prima Giorgio aveva condiviso: porta a un ebook, scritto da lui e autopubblicato su Amazon. Lo segue, inizia a leggerlo. S’intitola: “Lettera alla ragazza che non ho mai conosciuto“. Nelle prime righe Giorgio spiega: «Io ne sono certo, da qualche parte ci sei, è come se sapessi come sei fatta, cosa pensi e cosa provi. Prima o poi leggerai questo ebook, per caso. E penserai che è solo un romanzo, un’opera di fantasia. Ma non è così, noi dovevamo incontrarci e, anche se non so perché, non è avvenuto. So che ci sei».