Meteo e innovazione

30 Maggio 2017

Daniele Mocio, tenente colonnello dell’Aeronautica Militare e volto televisivo della Rai, in una chiacchierata a 360 gradi spiega le varie implicazioni e connessioni tra meteorologia e innovazione digitale.

Come spiega l’enorme diffusione delle previsioni meteo in questi ultimi tempi?
Alla base dell’esplosione del fenomeno meteo degli ultimi anni c’è, sicuramente, una motivazione legata proprio alla Rete e alla possibilità di reperire, rispetto al passato, dei dati con cui elaborare un modello matematico in base al quale formulare poi le previsioni meteorologiche. L’Aeronautica Militare basa le proprie previsioni sia sui modelli matematici prodotti a Reading vicino Londra, attuale sede del Centro europeo per le previsioni a medio termine, sia attraverso la produzione di propri modelli a scala locale. Tale mole di dati è quindi messa a disposizione del cosiddetto “previsore” che, attraverso la propria esperienza e la conoscenza del territorio e del suo clima è in grado, di interpretare ciò che la tecnologia e il progresso mettono a disposizione. L’elemento umano, insomma, è indispensabile al fine di un’informazione corretta, puntuale ed attendibile.

Quali sono gli aspetti positivi dell’innovazione digitale in ambito meteorologico?
Sicuramente una maggiore diffusione delle informazioni legata a un moltiplicarsi delle modalità attraverso le quali possono essere reperite: app, smartphone, computer ecc. Non sempre però, visto che molto spesso non è l’uomo “previsore” a intervenire direttamente in tali contesti, le previsioni soprattutto a medio-lungo termine devono essere prese con le dovute cautele. E’ possibile magari organizzare un fine settimana in funzione delle previsioni, più difficile risulta invece programmare una vacanza lontana nel tempo proprio per l’incertezza stessa di una tendenza così lontana.

E quelli negativi?
L’altra faccia della medaglia è appunto rappresentata dal fatto che molto spesso gli utenti, non potendo interpretare i dati ma solo “leggerli”, prendono come dato di fatto e come previsione attendibile anche eventi che si prevedono in un lasso di tempo abbastanza lontano nel futuro, come dicevo in precedenza. Il fattore discriminante, ripeto, è l’elemento umano, che permette un’interpretazione dei dati e una loro elaborazione basata anche su altri fattori, a partire dalla stagione (più o meno variabile), dal clima e da un’analisi fondata sul tempo meteorologico del passato.

Recentemente Bologna è stata scelta per ospitare il Data Center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. Come giudica questa decisione?
Si tratta di una scelta importantissima, grazie anche all’intervento del Ministero dell’Ambiente che va a premiare la grande tradizione storica di tutta l’Emilia-Romagna e non solo in ambito meteorologico. Portare il Data Center in Italia rappresenta un rilevanza importante per l’intero movimento meteo sia in termini di indotto sia in termini di studio e ricerca.

Come sarà, secondo lei, la meteorologia del futuro?
Sicuramente sempre più tecnologica. Il grado di innovazione cresce di pari passo con il moltiplicarsi dei punti di osservazione necessari per l’elaborazione dei dati e ciò comporterà, sicuramente, una maggiore attendibilità delle previsioni che potranno così contare su una conoscenza “attuale del tempo” più definita e particolareggiata. In un futuro non lontano si spera infatti di avere sempre più stazioni meteorologiche, in genere automatiche, certificate secondo i dettami dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), che potranno contribuire ulteriormente a “formare”i dati necessari per le previsioni. Mi auguro soprattutto che nel futuro ci sia la crescita di consapevolezza ed una maggiore “educazione” delle persone nei confronti delle previsioni, elaborate secondo studi e parametri ben precisi e sicuramente lontani da quella che può essere l’immediatezza di una mera informazione proveniente dalla tecnologia (app e quanto altro) che non sempre garantisce l’esattezza del dato fornito.