Cristiano Ronaldo

Cristiano Ronaldo e la finale del 2016

1 Marzo 2021

Cristiano Ronaldo, in quel momento, non è CR7. Non è l’uomo-azienda che studiano nelle business school. Non è il campione milionario che vive a un metro da terra, come quando stacca per colpire di testa. Cristiano Ronaldo, in quel momento, è solo un ragazzo che vede il suo grande sogno sfuggirgli di mano. Il sogno di vincere un trofeo con la sua nazionale.

10 luglio 2016, Stade de France di Saint-Denis, ultimo atto del campionato europeo di calcio. La Francia è favorita: diciotto anni dopo la sbornia del mondiale ’98, les bleus tornano a giocarsi un titolo in casa. Di fronte, il Portogallo. Che non è solo “lui”, ma un bel collettivo guidato dal tecnico Fernando Santos. Però, “lui” è sempre “lui”: il leader, la speranza, il risolutore, come quando da solo ha fatto fuori il Galles in semifinale.

I francesi sanno di “dover” vincere, ma un po’ di paura ce l’hanno. La tattica è evidente: giocare duro, intimidire. Ottavo minuto, il momento di cui sopra. Payet, centrocampista di sostanza, entra scomposto sul ginocchio sinistro di Ronaldo, che va giù dolorante. Si dispera. Capisce subito che è una brutta botta, non potrà continuare. Ronaldo le prova tutte per restare, ma deve gettare la spugna un quarto d’ora dopo.

Per la Francia, ora, in teoria la gara è in discesa, e poi tutti a festeggiare sugli Champs-Élysées. Il Portogallo non è d’accordo: resiste, subisce pure, però sa controbattere e rendersi pericoloso. Fernando Santos, l’allenatore con lo sguardo malinconico tutto lusitano, si accorge intanto di avere un’ombra al suo fianco. È lui, Cristiano Ronaldo. Non può aiutare i compagni sul campo, può farlo dalla panchina. Incita, rimprovera, dà indicazioni, non sa stare fermo un attimo. Uno show.

Santos lo asseconda, e cos’altro può fare? La battaglia imperversa, il castello sembra sul punto di capitolare da un momento all’altro, ma il Portogallo con il sostegno di Cristiano trova sempre la forza di reagire. Tempi supplementari: al 109′ un certo Eder, entrato da poco, viene sottovalutato dalla difesa e scaglia un destro alle spalle di Lloris. Gol. Portogallo in vantaggio. L’assedio finale della Francia va a vuoto: di fronte a uno stadio sgomento il Portogallo è campione d’Europa. La coppa la fanno alzare a Ronaldo. Lacrime di gioia: mai dire che tutto è perduto. Cristiano Ronaldo, in quel momento, è un uomo felice.

Foto: EPA/Georgi Licovski (editorial use only)