Talento e giornalismo

2 Maggio 2017

 

Vittorio Zambardino, giornalista e scrittore italiano, ideatore di Repubblica.it e curatore del blog Scene Digitali, è uno dei tanti ospiti succedutisi a Medioera. In un’intervista spiega com’è cambiato il modo di fare giornalismo con l’editoria digitale.

Ho scelto di dare il mio contributo a questo festival – afferma – perché trovo lodevole lo sforzo di monitorare la trasformazione digitale che ha cambiato radicalmente il modo di fare comunicazione. Un tempo, chi voleva diventare un buon giornalista, doveva collaborare con le testate in modo continuativo e poi, in una fase successiva, doveva imparare ‘come scrivere’. Il giornalista metteva per iscritto ciò che vedeva: oggi la società è più complessa, la situazione è differente. Ad esempio, se scrivi di sport devi conoscere gli sport e così via”.

La causa di tanta arretratezza nel giornalismo – prosegue – è che negli anni ‘30 è stato racchiuso in una corporazione protetta e controllata politicamente. La tecnologia digitale, così come ha fatto con la musica, ha disgregato l’industria dell’informazione e, di conseguenza, le figure professionali collegate. È esploso il mondo ed è diventato meno comprensibile. Il web dà quello che dà a tutti: un rapporto con esso”.

Ma cosa significa fare un’informazione corretta? “Non manipolata politicamente. La verità deve essere uno sforzo personale e un giornalista deve avere l’acutezza di capire quali siano i giochi perché, come in famiglia, nessuno mai dice la verità completamente. Farei vedere agli aspiranti giornalisti i film di Hitchcock, perché c’è sempre qualcuno che mente. E poi bisogna considerare la faziosità dell’Italia, quest’ idea di schieramento che ci portiamo dentro”.

Infine, una considerazione sul talento, tema conduttore di Medioera: “Per me il talento esiste: nello sport, nella musica, nelle arti, in ogni cosa. È la capacità di dare il meglio in una situazione. Nel giornalismo il talento è un equilibrio delicato: è creatività e quindi capacità di uscire dagli schemi, ma anche sistematicità, perché se sei troppo creativo rischi di fare casini. Ma al contrario se sei troppo ordinato, sei schematico. Il talento è avere una visione del mondo complessa senza sacrificare il proprio progresso professionale”.