Uno strano Ferragosto

1 Settembre 2019

Il viso di Alessandra era apparso sullo schermo del televisore mentre ero ancora semi addormentato. Lo avevo lasciato acceso per pigrizia. Stavo tentando di smaltire la fatica delle ultime settimane di lavoro ininterrotto nel cantiere e avevo deciso di trascorrere il Ferragosto dormendo, sul divano, rifiutando qualsiasi invito.

Mi ero svegliato alle 11 del mattino, avevo mangiato dei cereali con dello yogurt, guardato una vecchia puntata di The Office in streaming, fatto una doccia, ero tornato sul divano, lasciato il televisore su un canale nazionale di quelli che ormai non guardo più, e avevo ricominciato a dormire. Mi ero risvegliato quando stavano trasmettendo un telegiornale, ma avevo gli occhi ancora semichiusi così avevo pensato che il viso di Alessandra che compariva sullo schermo, sorridente, con un abito bianco e un trucco che non le avevo mai visto, fosse in realtà solo l’epilogo di un sogno.

Poi, però, avevo ascoltato meglio le parole del giornalista. Parlavano di un importante premio letterario, di una prodigiosa giovane scrittrice che aveva venduto migliaia di copie, era idolo delle ragazze della sua generazione. Dal romanzo avrebbero tratto una serie e una casa produttrice americana aveva acquistato i diritti per realizzare un film. C’era anche una breve intervista ad Alessandra. Raccontava che fino a pochi mesi prima lavorava in un Mc Donald’s, che si era laureata in lettere e aveva sempre desiderato scrivere un libro, ma si sentiva stupida ogni volta che cominciava a farlo. E come ha trovato la forza e l’ispirazione per scrivere questo libro? le aveva chiesto l’intervistatore. Lei rispose: il ragazzo con cui stavo, dopo due anni di relazione, mi aveva lasciato, dicendomi che non valevo nulla, che stare con me era come trascorrere il tempo con una pianta.

Rimasi una settimana a piangere in casa, poi decisi che non avevo più nulla da perdere e che quel ragazzo era uno scemo. Ho iniziato a scrivere il libro, due ore alla sera dopo il lavoro. Il resto lo sapete, concluse Alessandra. Quel ragazzo ero io. Presi il telecomando, spensi la tv. Cercai il tablet e iniziai a cercare notizie sul libro. Era incredibile come il fenomeno “Senza l’inutile” mi fosse sfuggito. Da mesi, il primo romanzo della ragazza prodigio che aveva raccontato la rivincita di una trentenne che per anni era rimasta prigioniera della relazione con un ragazzo prepotente, vuoto e presuntuoso, era in testa alla classifica dei libri più venduti o scaricati. E non era solo una moda, l’effetto del fatto che molte ragazze si riconoscessero nella storia della protagonista del romanzo. No, anche i critici letterari più severi avevano apprezzato la qualità della scrittura, la freschezza delle idee, la prosa innovativa ma allo stesso tempo non superficiale.

Il fidanzato, nel romanzo, si chiamava Angelo. Io mi chiamo Salvatore. Scaricai subito l’ebook, anche se provai una fitta di fastidio pensando al fatto che avrei contribuito a consolidare il primo posto in classifica di Alessandra. Lo lessi in due ore e dovette ammettere che la lettura era piacevole, ritmata, l’editor aveva fatto un ottimo lavoro. Per il resto il romanzo lo conoscevo bene: lo avevo scritto io. Solo che nella mia versione il protagonista è un uomo ed è la fidanzata di cui si libera ad essere prepotente, vuota e presuntuosa. Quando stavamo insieme, avevo mandato la prima stesura ad Alessandra. Ero ancora innamorato e le avevo chiesto di darmi un giudizio onesto. Dopo un mese, di fronte alle mie insistenze, mi rispose lapidaria: «È noioso e inutile, davvero pensi di inviare quella roba a un editore?».

Non so se tra le ragioni che mi convinsero a lasciarla, sia pure con sofferenza, un anno dopo, vi fosse anche il giudizio sul mio romanzo. So solo che lei l’aveva rubato. L’aveva modificato e inviato a un editore e così aveva rubato il successo e i guadagni che sarebbero spettati a me. Due giorni dopo c’erano delle telecamere sotto casa mia, mi avvicinò una ragazza con un microfono: «Ci dica, è lei il fidanzato di cui si parla in “Senza l’inutile”? Non si sente ridicolo?». La guardai senza dire nulla, lei insistette, le dissi che se voleva poteva entrare insieme al cameraman e avremmo parlato con calma. Nell’intervista non dissi che il romanzo era mio, non avevo prove. Pronunciai solo qualche frase di circostanza, spiegai che a volte si dicono cose che non si pensano. Restai in contatto con la giornalista, cominciammo a scambiarci messaggi banali. Solo a lei concessi l’intervista quando precipitò l’aereo su cui volava Alessandra per partecipare alla cerimonia degli Oscar a cui era candidato il film tratto dal libro. Iniziai a uscire con la giornalista. Ora siamo in chiesa, ci stiamo sposando. Il destino è strano.