L’uragano cambia

5 Febbraio 2020

Sara vide gli occhi del padre accendersi e prepararsi all’ira e alle urla. Lo prevenne: «Tu non puoi uscire, la gamba è messa male». Lui sbuffò: «Non sapevo che ti fossi laureata in medicina prima dell’uragano. Pensa te, un sedicenne che si crede medico».

Sara sorrise, senza mostrarlo al padre. Il suo sarcasmo in passato la infastidiva, ora la rasserenava, significava che stava meglio. «Qualcuno deve andare a cercare da mangiare e non puoi essere tu, non riesci a camminare. Il cibo è finito: se non mi lasci uscire, mi farai morire di fame». «Ma fuori è pericoloso, è tutto distrutto, ci sono gruppi di delinquenti che spadroneggiano, c’è l’anarchia. Sono sopravvissuti solo i più violenti. Qui almeno possiamo difenderci con il mio fucile, ma fuori?». Sara cercò di restare lucida, ma la fame la stava assalendo. «O vado, o moriamo di fame. Dammi la chiave della macchina, così posso arrivare più lontano». «Ma hai sedici anni, non hai la patente…». «Pensi che ci sia la polizia a farmi la multa? Non c’è più nulla, non c’è più uno Stato. Io la macchina la so guidare, lo sai». Il padre restò un minuto a pensare. Il dolore alla gamba era insopportabile. Non lo disse a Sara, ma sperava che lei trovasse anche dell’antidolorifico. Era indeciso. E se l’avessero aggredita, uccisa? E se si fosse persa? Però Sarà aveva ragione, senza qualcosa da mangiare erano spacciati. «Va bene, ma prendi anche il fucile. E fai attenzione a non finire la benzina».

Mezz’ora dopo il padre di Sara scrutava dalla finestra, nascosto perché c’era il rischio che qualche banda passasse e provasse ad ucciderlo. Per svago. O per mangiarlo. Succedeva, glielo aveva raccontato l’ultima persona normale con cui aveva parlato, un vecchio poliziotto che avevano soccorso. Era in fin di vita, gli avevano sparato. Ogni tentativo di salvarlo era stato inutile. «Fuori c’è l’inferno, restate nascosti fin quando potete. È tutto distrutto, non è stato un normale uragano. E chi è sopravvissuto è impazzito, gli esseri umani sono divenuti feroci». Perché aveva permesso a Sara di allontanarsi? Maledisse la trave che, durante l’uragano, lo aveva colpito alla gamba. Fuori soffiava un vento leggero e rivide lo stesso giorno di un anno prima. Spiaggia in Malesia, con pochissimi turisti, lui inseguiva in acqua Sara. Ridevano, era la prima vacanza che trascorrevano insieme dopo il divorzio.

Per cinque anni l’ex moglie aveva combattuto in tribunale, senza una reale ragione se non l’isteria, per impedirgli di vedere la figlia. Alla fine il giudice gli aveva concesso un mese all’anno, nonostante i costosi avvocati che la famiglia dell’ex moglie poteva pagare. Quante energie sprecate, quanto tempo perso. Né lui, né la sua ex, né Sara potevano sapere che un anno dopo sarebbe tutto cambiato, il loro mondo sarebbe stato distrutto, l’avessero saputo perfino la sua ex moglie avrebbe capito che tutta la sua ferocia era ridicola e rovinava ore, mesi e anni che avrebbero potuto vivere meglio. Pensò anche ai suoi errori: la guerra che aveva innescato nella redazione del telegiornale dove lavorava, contro coloro che considerava raccomandati e impreparati, che avevano ottenuti promozioni ed eventi più importanti da seguire. Aveva mobilitato avvocati, sindacati, interrogazioni parlamentari, si era sfogato sui social. Sì, aveva ragione in fondo, ma aveva avuto torto nella realtà perché sarebbe arrivato l’uragano, avrebbe travolto tutto, azzerato quelle meschine beghe su carriere, promozioni e stipendi. Avrebbe potuto divertirsi di più, prima dell’uragano, sarebbe potuto andare a giocare a tennis più spesso, avrebbe potuto leggere più libri o vedere più film. Invece aveva corroso la sua anima tra udienze in tribunale per il divorzio e contese in redazione.

Sentì un colpo di fucile. Un altro. Guardò dalla finestra, vide lontano la macchina. Ma Sara non c’era. Prese un bastone che usava come stampella, uscì, sul viale sterrato, cadde due volte. La macchina sembrava irraggiungibile, urlò “Sara, Sara”. Finalmente raggiunse l’auto, si aggrappò ad essa per non cadere. Dentro c’erano scatoloni con barattoli di legumi e latte a lunga conservazione, crackers e formaggi. Ma Sara non c’era. Si alzò un urlo, animalesco, si voltò e vide un uomo enorme che lo stava colpendo con un badile. Sentì uno sparo di nuovo, la testa dell’uomo esplose. Cadde e liberò la visuale, dietro c’era Sara. «Questa merda era chiuso con quattro bambini in un supermercato, non voleva darmi nulla. Quando si è distratto, gli ho rubato un po’ di roba. Ma mi ha inseguito. Ora non urla più». Gli occhi di Sara spaventarono il padre. Il vento si fece più violento, il cielo più cupo. L’uragano stava tornando.