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Local Noise – Intervista agli UTO

5 Febbraio 2020

Incontriamo gli UTO, protagonisti di un ritorno in grande stile con l’album This is Opera, uscito nel novembre 2019. Una band di Terni che vanta anche un premio prestigioso, risalente ai tempi del suo esordio.

Come nasce la vostra band e cosa significa il nome UTO?
Il progetto UTO nasce alle soglie del 2000, dopo aver accantonato la precedente band dark wave Buzz. La viscerale esigenza di un cambiamento sia di atmosfera sia di stile ci ha portato a interagire in primis con le persone con cui passavamo le serate e con cui condividevamo quella parte di vita. Reclutammo così Pierlorenzo Fazi al basso (suonava lo strumento da meno di un anno, ma erano altre appunto le cose che ci interessavano e volevamo intorno a noi) e Mirko Brizzi alla batteria. Con loro, soltanto pochi mesi dopo vincemmo l’allora prestigioso e inarrivabile Arezzo Wave. Scegliemmo il nome UTO dal titolo di un romanzo di Andrea De Carlo, non un gran romanzo in realtà, ma volevamo un nome italiano, un nome proprio, anche per dare quell’idea di cantautorato che al tempo ci interessava inserire nelle nostre trame elettroniche, va detto con risultati altalenanti.

Sono passati vent’anni dal vostro successo di Arezzo Wave: come sono cambiati, da allora, gli UTO e in cosa invece sono rimasti gli stessi?
Siamo persone che si annoiano facilmente, quindi il nostro modo di scrivere e comporre negli anni ha subito non pochi cambiamenti. Non parlo di evoluzione perché trovo che ancora oggi, se ne avessimo voglia, torneremmo a scrivere brani che magari risulterebbero pochissimo differenti da quelli degli esordi: non so se è un bene o un male. ma ci fa sentire vivi e piuttosto liberi. La formazione è cambiata solo per l’ingresso al basso di Enrico Guacci (dagli El Alieno) e di Tiziano Vincenzi alla chitarra (già chitarrista-cantante degli Euphonika).

uto band this is opera

This is Opera è l’album che segna il vostro ritorno: parlateci di come è nato, dei temi affrontati e delle atmosfere evocate, di cosa vi ha ispirato.
Dopo la registrazione di un album che poi in realtà non uscì mai “veramente”, ci sentivamo tutti un po’ svuotati e le poche idee che avevamo non ci facevano di certo venire i brividi. Fabio decise allora che ancora una volta avremmo dovuto cambiare totalmente l’approccio alla stesura. Ascoltò con il fratello Giorgio in maniera dettagliata Anima Latina di Lucio Battisti ed ecco l’idea! Il nostro nuovo album sarebbe stato un flusso di idee totalmente libero da ogni schema/canzone predefinito. Acquistò un vecchio scooter e per i testi si mise a girare i dintorni più arcani e nascosti della nostra città, Terni. Si sorprese quindi a scrivere tra le rocce, i fiumi, la cascata delle Marmore, l’inceneritore, i parcheggi delle zone industriali. Ne conseguirono dei testi che descrivevano la sua anima, in quel particolare periodo d’esistenza, completamente confusa e fusa a quei tipi di territorio. Tornato in studio, disse al fratello cosa voleva per appoggiare tutte le parole che aveva scritto in quei momenti. In quattro giorni Giorgio compose tutte le musiche che sarebbero poi state This is Opera e che si adagiarono su quelle trame così, magicamente, senza quasi dover apporre correzioni. Col resto del gruppo poi tirammo il disco letteralmente fuori dal guscio. Dopo poco tempo Fabio riuscì ad incontrare Paolo Benvegnù, che immediatamente si innamora dei provini dell’album, lavora con noi in studio per un intero anno (senza nulla pretendere in cambio), ne diviene il produttore e ci porta nello splendido Studio Jork di Dekani in Slovenia per la registrazione finale. Qualche mese dopo uscirà l’album su etichetta Goodfellas.

Cosa pensate della scena musicale ternana?
Non si può non pensare alla fiorentissima scena di musicisti ternani di qualche anno fa. Viva, vibrante, piena di musicisti in sanissima competizione tra loro. Quella scena non c’e’ più, sostituita da musicisti che parlano poco, si confrontano meno, fanno cose in solitaria al computer in casa. Non lo trovo affatto negativo, perché alla fine ne nasce comunque qualcosa di interessante e paradossalmente ne esce qualcosa di meno derivativo, però di scena proprio non si può più parlare.

UTO
Fabio Speranza, voce
Giorgio Speranza, piano e architetture elettroniche
Pietro Speranza, chitarra acustica
Enrico Guacci, basso
Tiziano Vincenzi, chitarra elettrica
Mirko Brizzi, batteria

CONTATTI
www.facebook.com/utothisisopera

Francesco Mecucci

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