Santa Giacinta Marescotti

Un progetto per valorizzare i luoghi di Santa Giacinta Marescotti

29 Gennaio 2018

Si chiama Luoghi Giacintiani – Un percorso di fede, storia, arte ed è il progetto che vuole riproporre la figura di Santa Giacinta Marescotti attraverso un itinerario che consenta di andare fisicamente sui suoi passi nei luoghi da lei vissuti e abitati. L’ideatore è l’architetto Giovanni Cesarini.

Il 30 gennaio 2018 – spiega Cesarini – ricorre la celebrazione del 210 anniversario della canonizzazione di Santa Giacinta Marescotti. Una figura attuale non solo per la sua forza spirituale quanto per la sua dedizione nell’aiuto dei deboli. Soprattutto si impegnava per il bene delle persone e per il bene della sua città in modo disinteressato in un periodo storico dove erano oggettive le difficoltà che si dovevano affrontare. Una storia particolare che il progetto dei Luoghi Giacintiani vuole raccontare con la forte testimonianza che ancora oggi trasmettono i luoghi dove ha vissuto la Santa, grazie alla collaborazione delle Clarisse del Monastero di San Bernardino e della Famiglia Ruspoli”.

Il progetto si sviluppa in un duplice aspetto: quello spirituale, dei luoghi interni al Monastero di San Bernardino di Viterbo, in Piazza della Morte, e quello culturale, legato al recupero degli spazi vissuti dalla Santa e delle opere d’arte che ne hanno testimoniato la presenza e le gesta. In particolar modo si integra nella promozione territoriale che fa parte del “turismo evangelizzato”, come è solito definirlo il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli.

L’intervento, nel suo complesso, prevede un investimento accessibile e funzionale allo sviluppo complessivo del progetto. I Luoghi Giacintiani saranno un percorso che inizia dal
Monastero e dalla Chiesa di San Bernardino accanto all’urna con il corpo della Santa, prosegue nell’Aromateria sotto l’altare di Papa Benedetto XIII, continua nella Cella della Penitenza di fronte al grande Crocifisso, ridiscende nell’Orto con le Cappelle della Via Crucis e infine raggiunge Vignanello dove nel Castello Ruspoli incontra le stanze dove ha vissuto la sua giovinezza e che si conclude nella Collegiata. Senza tralasciare a Viterbo, San Carlo a Pianoscarano e la Madonna delle Rose.

Santa Giacinta Marescotti

Giacinta Marescotti (Vignanello, 16 marzo 1585 – Viterbo, 30 gennaio 1640), al secolo Clarice Marescotti, è stata una religiosa italiana appartenente al Terzo Ordine francescano. È stata proclamata santa da papa Pio VII nel 1807. Figlia del conte Marcantonio Marescotti e di Ottavia Orsini, contessa di Vignanello (il cui padre aveva realizzato il Parco dei Mostri di Bomarzo), studiò, assieme alle sue due sorelle Ginevra e Ortensia, al monastero di San Bernardino a Viterbo. Al termine degli studi Ginevra rimase in convento e prese il nome di Suor Immacolata.

Membri di una famiglia assai potente illustre (che amava far risalire la propria origine ad un certo Mario Scoto, leggendario scozzese alleato di Carlo Magno nella guerra contro i Saraceni, Clarice e Ortensia furono introdotte nelle migliori case. Clarice era molto attratta dal giovane Paolo Capizucchi ma egli chiese la mano della sorella minore Ortensia. Clarice ne rimase sconvolta e dopo qualche settimana decise di raggiungere la sorella Suor Immacolata a San Bernardino. Lì prese i voti adottando il nome di Suor Giacinta. Fu una conversione soltanto esteriore: in convento suor Giacinta tenne atteggamenti contrari alla disciplina della devozione. Anziché vivere in una cella, si fece arredare un intero appartamento nello stile delle sue stanze a Vignanello, ed era servita da due giovani novizie.

Condusse vita mondana e licenziosa fino al 1615, quando, in seguito ad una malattia, entrò in una crisi spirituale: si ritrovò sola e gridò forte “O Dio ti supplico, dai un senso alla mia vita, dammi la speranza, dammi la salvezza!“. Era profondamente sincera e Dio la ascoltò. Il giorno dopo venne a trovarla il Padre confessore, che però le negò l’assoluzione, la notte seguente Suor Giacinta trascorse l’intera notte pregando, e provò una serenità ultraterrena. Si convertì e si diede ad esercizi di penitenza e di perfezione cristiana. Dedicò il resto della sua vita ad aiutare il prossimo. Dall’interno della clausura, moveva le fila di una fitta rete di aiuti ai poveri di Viterbo, e aiutata dal cittadino Francesco Pacini fece nascere una confraternita laicale, detta dei Sacconi, col fine di elemosine e di soccorsi ai poveri.

Il corpo è esposto nella chiesa del Monastero di San Bernardino, a Viterbo, comunemente nota come Chiesa di Santa Giacinta. Fu beatificata dal Papa Benedetto XIII nel 1726 e proclamata santa dal Papa Pio VII nel 1807. La sua festa cade il 30 gennaio ed è compatrona di Vignanello insieme a San Biagio.