“Le Vie di Dante”, il TCI chiede l’adesione della Regione Lazio

16 Febbraio 2018

Le regioni Toscana ed Emilia-Romagna hanno realizzato un progetto turistico interregionale dal titolo Le Vie di Dante, che percorre i Comuni attraversati dal poeta durante il suo esilio nel 1302. Il console di Viterbo del Touring Club Italiano, Vincenzo Ceniti, auspica anche l’ingresso della Regione Lazio e quindi di Viterbo.

Oltre a Firenze, sono indicati Scarperia-San Pietro, Borgo San Lorenzo, Marradi, Brisighella, Faenza e Ravenna, quest’ultima la città che conserva le sue spoglie. L’itinerario è ampiamente descritto in un opuscolo in quattro lingue (24 pagine) che è stato presentato alla stampa, insieme al progetto, in occasione della recente Borsa Internazionale del Turismo a Milano.

L’obiettivo dichiarato delle due regioni è quello di presentare sul mercato internazionale una proposta competitiva all’insegna del turismo “esperienziale”, anche in vista delle celebrazioni del 2021 per il settimo centenario della morte di Dante Alighieri. Oltre alle tappe “obbligate” non mancano suggerimenti originali, come la visita delle tre lapidi dantesche nel quartiere medievale di Firenze, il trekking all’eremo di Gamogna (nel territorio di Marradi), antico complesso monastico del 1053, la tappa nella Grotta Tanaccia, una delle più belle della Vena del Gesso di Brisighella, nel ravennate, e la visita di Palazzo Milzetti a Faenza, con i suoi meravigliosi soffitti affrescati in stile neoclassico. Riferimenti pure ai piatti della tradizione tosco-emiliana.

I dettagli sono contenuti nel sito www.viedidante.it dove il turista potrà anche scegliere tra le tante proposte di soggiorno offerte da una quarantina di operatori turistici. Si va dal weekend al “pacchetto” di 5/7 giorni.

Sarebbe utile – afferma Vincenzo Ceniti, console di Viterbo del TCI – che all’iniziativa si unisse anche la Regione Lazio dal momento che Viterbo venne attraversata da Dante nel 1300 durante il suo viaggio a Roma per l’Anno Santo. Il poeta ebbe modo di vedere il singolare scenario della collinetta del Bulicame, alle porte della città, la cui caldera fumante di acqua ipertermale gli suggerì la pena per i Violenti nel XII e XIV Canto dell’Inferno. Il versetto più celebre lo leggiamo nella stele che venne realizzata dai soci di Viterbo del Touring Club nel 1921 in occasione del sesto centenario della morte. Nel 2012 è stata restaurata dall’attuale consolato di Viterbo del Touring. Siamo nel XIV Canto dell’Inferno dove sono puniti i “Violenti” contro Dio: Quale del Bulicame esce ruscello/ che parton poi tra lor le peccatrici, / tal per la rena giù sen giva quello. /Lo fondo suo e ambo le pendici /fatt’era ’n pietra, e ’ margini dallato; / per ch’io m’accorsi che ’l passo era lici”.