vino

Vino italiano protagonista in Cina grazie a Vinitaly

18 Marzo 2019

Oltre 200 cantine provenienti da tutte le regioni italiane e 60 espositori uniti sotto il marchio di Vinitaly hanno rappresentato il vino made in Italy nella più antica fiera cinese dedicata al vino e agli alcolici, l’International Wine and Spirit Show di Chengdu, nata nel 1955.

C’è quindi molta Italia alla sesta edizione di Vinitaly China Chengdu che si è svolto dal 17 al 20 marzo 2019, il fuorisalone tricolore organizzato da Veronafiere e Vinitaly International in occasione della centesima edizione della storica fiera del vino di Chengdu (17-23 marzo), quasi in concomitanza con la missione in Italia del presidente cinese Xi Jinping.

Un’edizione record, quella organizzata con il Consolato generale d’Italia a Chongqing e l’Agenzia Ice di Pechino, che ha dimostrato un interesse senza precedenti verso il mercato del Dragone da parte delle aziende vinicole italiane: raddoppiati gli spazi, aziende in lista di attesa, tasting ed educational curati dall’Academy della spa veronese che conta solo in Cina 39 ambasciatori del vino del Belpaese.

Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo un modello tutto italiano di promozione in Asia. Ma il vino del Balpaese ha bisogno di incrementare la propria posizione in un mercato della domanda cresciuto del 106% negli ultimi 5 anni, esattamente 89 volte più di quello tedesco“: lo afferma il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, a margine della fiera di Chengdu.

Lo scorso anno, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma wine monitor su base doganale, la Cina ha acquistato vino per un valore complessivo di oltre 2,4 miliardi di euro ed è ormai a un passo dalla top 3 dei buyer mondiali (Usa, Regno Unito e Germania). L’Italia, quinto Paese fornitore, ha chiuso il 2018 con un valore delle vendite a 142,3 milioni di euro (-0,2% sul 2017) a meno un milione di euro dalla Spagna, al quarto posto e con una crescita del prezzo medio del 3,1%. Market leader, sebbene in calo (-7,2%), è sempre la Francia (903 milioni di euro), seguita da Australia (660 milioni di euro) e Cile, in rimonta anche grazie al favorevole regime dei dazi.

Stefano Ferri