Viterbo cambierà nome in Viterbo Terme: sul serio?

19 Luglio 2018

Sembra che nelle volontà della nuova amministrazione di centro-destra del Comune di Viterbo, o almeno nella mente di alcuni suoi esponenti, ci sia una mossa epocale: cambiare il nome della città. Roba mai successa in mille anni di storia.

Puntando sul marketing territoriale e su uno sviluppo turistico ormai improrogabile, l’intenzione sarebbe quella di aggiungere la parola “Terme” a “Viterbo“. Quindi, Viterbo Terme: una denominazione che indica, in modo fin troppo evidente, la direzione da far prendere all’economia locale.

Viterbo come Salsomaggiore

L’idea, nata da vecchie velleità, era stata rilanciata in campagna elettorale dall’attuale consigliere di Fratelli d’Italia Paolo Bianchini, noto ristoratore del capoluogo della Tuscia, e per la prima volta è stata ufficialmente esternata il 19 luglio 2018 dall’assessore al termalismo Claudia Nunzi (Lega): “Dritti su un unico obiettivo – si riporta in una sua perentoria dichiarazione – trasformare Viterbo in Viterbo Terme“. Sul tema è già attiva da tempo una pagina Facebook dedicata.

Viterbo, quindi, come Salsomaggiore e Chianciano, Abano e Montecatini. Tutte cittadine che fanno del turismo termale la principale attività economica del posto. Da secoli. Una situazione che a Viterbo, per una serie di motivi, è ancora piuttosto lontana: la mossa della maggioranza di Palazzo dei Priori farà sicuramente discutere.

Come cambiare il nome di Viterbo

Intanto, sarà da vedere se si tratterà di una semplice denominazione “estetica” e “turistica” priva di valore amministrativo, come a volte avvenuto in altre parti d’Italia (ad esempio, nel 2003 il sindaco di Porto Empedocle, in Sicilia, sui cartelli fece aggiungere Vigata, il luogo fittizio in cui sono ambientate le avventure del commissario Montalbano, al nome della città), oppure di un vero e proprio tentativo di cambiare in via ufficiale e definitiva la denominazione del Comune di Viterbo in Comune di Viterbo Terme.

In questo caso, ci sarà un preciso iter da seguire, che a partire dalla proposta iniziale della giunta, prevede un referendum consultivo autorizzato dalla Regione, l’approvazione dell’eventuale risultato positivo da parte del consiglio comunale e infine la sostituzione del nome del Comune su ogni atto o materiale ufficiale. In sostanza: costi pubblici da affrontare.

La città con le terme mai diventata termale

Entrando nel merito della proposta, il cambio di denominazione in Viterbo Terme è sicuramente una mossa politica a effetto, che delinea una strada precisa da prendere.

Il termalismo viterbese, nonostante le potenzialità del territorio e una storia che affonda le sue radici all’epoca degli Etruschi, non è mai riuscito a far decollare la città.

Limiti e ristrettezze di mentalità, immobilismo e tentennamenti della politica, assenza di una visione d’insieme, latitanza di grossi investimenti: queste e altre cause hanno frenato negli anni il sistema-terme a Viterbo, sempre che ne sia mai esistito uno. Un emblema è il triste complesso delle ex terme INPS, abbandonato da quasi trent’anni.

Puntare sullo sviluppo termale è ormai un obbligo per qualsiasi amministrazione – dal 24 giugno quella del sindaco Giovanni Maria Arena – si trovi a governare la città.

Ma serve cambiare il nome di Viterbo?

L’altra faccia della medaglia consiste nell’effettiva opportunità di un’operazione “estrema” come, appunto, cambiare addirittura il nome di Viterbo in Viterbo Terme.

Una scelta che, oltre a dover essere condivisa con la popolazione e non certo imposta dall’alto, implica un’enorme responsabilità da parte di tutto il sistema politico e imprenditoriale cittadino: perché se arrivi a chiamarti Viterbo Terme, allora le terme dovranno giocoforza diventare, e presto, il settore trainante del turismo e dell’economia locale. Più di ogni altro. Ed è realizzabile, una cosa del genere? Altrimenti, come lo giustifichi il nome Viterbo Terme?

Per sua fortuna, Viterbo dispone di un patrimonio culturale quantitativamente tra i più elevati d’Italia. Oltre alle terme, può contare su una serie di attrattive: gli Etruschi, il Medioevo, il Rinascimento, i Papi, il centro storico, la Macchina di Santa Rosa, l’enogastronomia, la Via Francigena. Chiamare la città Viterbo Terme non rischia di essere una soluzione riduttiva? Non rischia di tramutarsi in una scelta di marketing che legittima sì le (giustissime) aspirazioni “termali” del capoluogo, ma che non rende merito, almeno a prima vista, a tutto il resto delle sue enormi potenzialità turistiche?

Quindi, fermo restando che a titoli e slogan devono sempre seguire progetti sensati, fattibili e concreti, non resta che vedere se l’amministrazione Arena darà seguito, e in quale maniera, a questa idea. Che, di per sé, resta qualcosa di epocale: esistono sul serio le condizioni per una svolta del genere? Per realizzare il sogno di una città turistica a tutti gli effetti, non basta cambiare nome.

Francesco Mecucci