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Viterbo: quando Piazza San Pellegrino era “quella dello spot dell’Aiax”

15 Marzo 2018

Forse, al giorno d’oggi, non c’è niente di più rétro dei “fantastici” anni ’80. Un decennio in grado di esercitare quello stesso fascino che chi negli anni ’80 era trenta-quarantenne poteva subire a sua volta dai “favolosi” anni ’60. Tranquilli, non è niente di che: il tempo scorre per tutti.

In ogni caso, quando nell’epoca dell’alta definizione ci capita di rivedere i video originali e “sgranati” di oltre tre decenni fa, che sia su YouTube o su una vecchia videocassetta smagnetizzata (qualcuno ce l’ha ancora, il VHS?), viene fuori prepotentemente tutta la semplicità, e a tratti l’ingenuità, di quel mondo: le pettinature, l’abbigliamento, le parole, lo stile… Tutto così diverso, così vintage, rispetto a oggi.

C’era anche Viterbo, negli anni ’80. Ovvio: è dal medioevo che se ne sta lì, in mezzo alle campagne dell’Alto Lazio. Ma era praticamente un’altra città. Nelle dimensioni, innanzitutto: molti quartieri non esistevano e il centro storico era ancora parecchio abitato. Nel tessuto sociale e nello stile di vita: niente università, militari di leva in gran numero, locali e vita notturna pressoché vicini allo zero. C’era così poco da fare che la domenica pomeriggio i viterbesi riempivano in massa il palazzetto dello sport per tifare la squadra di basket femminile, che giocava onorevolmente in serie A.

Era una Viterbo che, a parte qualche raro sussulto, aveva una consapevolezza di città nettamente inferiore rispetto a oggi. Quasi nessuno sognava di sviluppare il turismo. Per quanto ancora oggi ci siano (giuste) critiche per l’incapacità di valorizzare il suo patrimonio storico-artistico, per quanto oggi la vita quotidiana di Viterbo sia molto più caotica e disordinata, trent’anni fa la “mentalità chiusa” era comunque molto più forte di quanto non lo sia ora.

C’è un però, però. Viterbo non era così tagliata fuori dal mondo come si potrebbe pensare. La sua bellezza riusciva lo stesso ad attirare qualcuno. E negli anni ’80 Viterbo fu scelta come set di uno spot pubblicitario che ha fatto storia: quello del detersivo Aiax (marchio successivamente mutato in Ajax). Uno spot che ha fatto conoscere in tutta Italia uno dei luoghi più straordinari del capoluogo della Tuscia, cioè Piazza San Pellegrino.

A riguardarlo oggi, non si può fare a meno di sorridere. Nei quaranta secondi della réclame (tanto per rimanere sul rétro…), un nutrito drappello di giovani casalinghe in gonna lunga, ballerine e voluminosa pettinatura anni ’80, cantano una Carmen di Bizet “riveduta e corretta” a suon di slogan per pubblicizzare la grande novità del lavaggio senza risciacquo proposta da Aiax.

Così, al grido di “Igiene sì, fatica no” rimasto impresso in milioni di italiani, le allegre fanciulle escono di casa e scendono nelle vie e nelle piazzette, concludendo la scena con l’epocale lancio dei secchi azzurri in aria in Piazza San Pellegrino. Sembra che lo spot abbia fatto storcere il naso agli amanti della lirica – ma chi l’ha detto che nella lirica bisogna essere sempre seri? – così come oggi, forse, rischierebbe un processo mediatico e social per l’esaltazione del luogo comune “donna = casalinga“. Ma tant’è.

Lo spot dell’Aiax girato a San Pellegrino uscì per la prima volta nel 1987. Riproporlo a più di trent’anni di distanza vuole essere un incentivo per invogliare la città di Viterbo a valorizzare e tutelare una delle piazze più belle d’Italia, un gioiello che merita sicuramente una maggiore attenzione, dal momento che troppo spesso ha a che fare con degrado, sosta selvaggia e sporcizia.

E quale miglior pubblicità, se non quella di un detersivo, per chiedere a gran voce che il quartiere medioevale di Viterbo possa finalmente essere pulito e ben tenuto?

 

Francesco Mecucci

 

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