Macchina di Santa Rosa il 3 settembre a Viterbo


data: 3 settembre 2019

luogo: Partenza da Piazza San Sisto, Viterbo

orario: 21.00

Il trasporto della Macchina di Santa Rosa, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità, è la principale e più conosciuta festa di Viterbo, dedicata alla patrona Santa Rosa, vissuta nel XIII secolo, la cui memoria è rievocata dai viterbesi attraverso una spettacolare ed emozionante manifestazione.

La Macchina di Santa Rosa consiste in una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e vetroresina, alta quasi trenta metri e pesante cinque tonnellate, che la sera del 3 settembre di ogni anno viene sollevata e portata a spalla da un centinaio di robusti uomini detti “Facchini” lungo un percorso di poco più di un chilometro, lungo le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro cittadino, tra ali di folla in delirio o con il fiato sospeso.

Le origini della Macchina risalgono agli anni successivi al 1258, quando, per ricordare la traslazione del corpo di Santa Rosa dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio alla chiesa esistente sul luogo dove sorse poi il santuario a lei dedicato, avvenuta il 4 settembre di quell’anno per volere del papa Alessandro IV, si volle ripetere quella processione trasportando un’immagine o una statua della Santa illuminata su un baldacchino, che assunse nei secoli dimensioni sempre più colossali. Il modello attuale (dal 2015) si chiama Gloria ed è stato ideato da Raffaele Ascenzi.

Il 3 settembre è una giornata tutta particolare per i viterbesi (ma anche per la moltitudine di turisti incuriositi che la manifestazione attira in massa ogni anno, in numero sempre maggiore), molti dei quali scendono in strada fin dalla mattina, ma lo è ancora di più per i facchini, gli “eroi per un giorno” che dal 1978 sono riuniti nel Sodalizio Facchini di Santa Rosa.

Dopo il pranzo i Facchini, vestiti nella tradizionale divisa bianca con fascia rossa alla vita (il bianco simboleggia la purezza di spirito della patrona, il rosso i cardinali che nel 1258 traslarono il suo corpo), si recano in Comune dove ricevono i saluti delle autorità cittadine, vanno in visita a sette chiese del centro, infine in ritiro al convento dei cappuccini, dove il capo facchino impartisce loro le ultime indicazioni sul trasporto. Verso le ore 20, i Facchini preceduti da una banda musicale che intona il loro inno, partendo dal Santuario di Santa Rosa percorrono a ritroso il tragitto della Macchina, acclamati dalla folla, fino a raggiungere la Chiesa di San Sisto, presso Porta Romana, accanto alla “mossa” (il punto da dove parte il trasporto della Macchina di Santa Rosa e dove viene assemblata nei giorni precedenti il trasporto). Qui viene impartita loro dal vescovo la cosiddetta benedizione in articulo mortis, che religiosamente prepara i Facchini ai sacrifici che dovranno affrontare eroicamente per traslare con la sola forza fisica e la fede l’immane peso della Macchina di Santa Rosa per oltre un chilometro.

I Facchini si dividono in varie categorie in funzione della posizione che hanno e dei compiti che svolgono, ad esempio i “ciuffi” (dal caratteristico nome del copricapo in cuoio che protegge la nuca agli uomini posizionati nelle nove file interne direttamente sotto la macchina), le “spallette” e le “stanghette” (i facchini occupanti le file esterne, rispettivamente laterali e anteriori e posteriori), vanno a prendere posto sotto le travi alla base della Macchina ed ai fatidici ordini del capofacchino “Sotto col ciuffo e fermi!“, “Sollevate e fermi!” e quindi “Santa Rosa, avanti!” iniziano il difficile percorso.

Dopo varie soste, i Facchini devono compiere il grande sforzo finale, percorrere una ripida via in salita che conduce al Santuario. Viene effettuata quasi a passo di corsa, con l’aiuto di corde anteriori in aggiunta e di travi dette “leve” che spingono posteriormente. Quando la gigantesca torcia splendente è posata sui cavalletti di sostegno è stato compiuto un altro trasporto ed è il trionfo di un’intera città. I volti dei Facchini fino ad allora tesi e angosciati per la fatica del loro atto di devozione diventano sorridenti e commossi per la felicità. La Macchina di Santa Rosa rimane esposta per alcuni giorni successivi al 3 settembre, mentre l’urna dove è custodito il corpo della Patrona è visitata da migliaia di fedeli.

Le soste sono: Piazza Fontana Grande, Piazza del Plebiscito, Piazza delle Erbe, Corso Italia (all’altezza della Chiesa di Santa Maria del Suffragio), Piazza Giuseppe Verdi.

 

Foto tratta da www.visit.viterbo.it



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