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La festa di Halloween tra colori, tradizioni, curiosità

10 Ottobre 2021

Nonostante le sue profonde radici celtiche, la festa di Halloween, soprattutto a partire dalla fine degli anni ’90, si è molto diffusa anche in Italia. Infatti, oggi è un appuntamento atteso almeno quanto il Carnevale, soprattutto dai più piccoli, che aspettano con ansia il momento di propinare l’immancabile “dolcetto o scherzetto?“.

La ricorrenza del 31 ottobre è ampiamente cavalcata a livello commerciale. Ormai, non appena passata la fase dell’inizio della scuola, fin dagli ultimi giorni di settembre vetrine di negozi e scaffali di supermercati si riempiono di oggetti e motivi caratteristici di Halloween, dalla classica zucca a tutti gli altri elementi simbolo di questa usanza.

Inoltre, fatta eccezione per la parentesi pandemica, quella che nella cultura cristiana è la vigilia di Ognissanti si è popolata di serate in costume ed eventi a tema per tutte le età. Nonché, per chi resta in casa, è diventata occasione per cene tra amici con la casa addobbata in stile “macabro”, dolci ispirati a Halloween e film horror da guardare con luci rigorosamente spente e Jack-o’-lantern alle finestre.

Festa di Halloween: storia e colori

Andando oltre il carattere consumistico dei tempi odierni, la festa di Halloween è un omaggio agli spiriti dei morti. Il nome deriva dall’arcaico All Hallows’ Eve, vigilia di Tutti i Santi. Una ricorrenza da collegare alla festa celtica di Samhain che celebrava la fine dell’estate. Un momento di transito, quindi, in cui secondo le antiche credenze l’apertura di un varco tra mondo dei vivi e aldilà poteva far tornare sulla Terra sia le anime dei defunti che gli spiriti maligni.

Infatti Jack-o’-lantern, l’involucro di zucca intagliato con occhi, naso e bocca e illuminato da una fiammella, servirebbe a tenere lontani gli spettri demoniaci. E, al contempo, indicare la strada alle anime tormentate che vagano per l’oscurità. Si narra che Jack fosse un fabbro talmente balordo la cui anima fu respinta sia dal paradiso sia dall’inferno, perché in vita era riuscito a imbrogliare persino il diavolo. Rimasto anima errante per l’eternità, teneva dentro una rapa, a mo’ di lampada, un tizzone ardente. Era quello che il diavolo stesso, ritrovandoselo davanti, gli aveva tirato addosso. Per inciso: prima delle zucche, a Halloween si usavano appunto le rape.

L’arancione della zucca – e, per esteso, dell’autunno – è il colore principale di Halloween, insieme al nero che richiama la morte, l’orrido, l’occulto. Neri sono gli animali simbolo della ricorrenza: il pipistrello, il ragno, il gatto nero (tristemente vittima di uccisioni di massa nei secoli passati), ma anche il vampiro. Poi c’è il bianco, o anche il grigio, che rappresentano icone quali il fantasma, lo scheletro, le tombe, le ragnatele. Infine, nella palette di Halloween troviamo il viola delle streghe, il rosso del sangue, il verde del veleno e dei mostri.

Dolcetto o scherzetto? Curiosità di Halloween

Con il rapido calare dell’oscurità nelle ore pomeridiane del 31 ottobre, non è raro imbattersi in frotte di bambini in costume pronti a “incastrare” i passanti o a suonare i campanelli recitando la formula: Dolcetto o scherzetto? (in inglese “Trick or treat?“). Ma cosa vuol dire e come è nata questa particolare richiesta in occasione della festa di Halloween?

Al pari della ricorrenza, anche questa usanza ha origini molto antiche. Risale forse alla tarda epoca romana o sicuramente al medioevo. All’epoca, poveri e mendicanti, alla vigilia di Ognissanti, si mascheravano bussando alle porte e chiedendo elemosina. In cambio, avrebbero recitato preghiere in suffragio delle anime dei defunti. Una tradizione che, quindi, conferma il profondo sincretismo tra religione e paganesimo che caratterizza la storia di Halloween.

Tra i simboli di Halloween, a rammentarne le origini agresti, c’è anche lo spaventapasseri. Il familiare pupazzo dei campi si ricollega alla stagione autunnale e anche al sentimento di spavento e paura. In autunno, periodo di semina, erano importanti per tenere lontani gli uccelli dai semi piantati nei terreni arati. Durante la raccolta gli spaventapasseri, per la cui testa si usava spesso una zucca, venivano bruciati e le ceneri tornavano al suolo come auspicio propizio.