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Trieste, l’equilibrio perfetto delle contraddizioni

27 Settembre 2021

La mia anima è a Trieste
James Joyce

A Trieste si arriva percorrendo la strada panoramica che corre alta sull’Adriatico, incuneandosi tra il grigio imponente del costone carsico nel quale è stata scavata e l’azzurro a perdita d’occhio del mare lì sotto, come a preannunciare ai viaggiatori quell’affascinante coacervo di contraddizioni che è la città.

Avamposto di confine, aggrappato a quel lembo di italianità incastrato tra il resto della penisola e l’Istria, il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia è mediterraneo e nordico allo stesso tempo. È una città in cui il blu del lungomare di Barcola, dove la gente del posto va a prendere il sole, prova a mitigare il bianco – abbacinante, in estate – di quell’architettura neoclassica che rende l’impatto urbanistico di Trieste così maestoso. Piazza Unità d’Italia ne è l’esempio più fulgido: tre lati chiusi con eleganza da palazzi alti e sontuosi e il quarto aperto, spalancato su quel mare che a Trieste continua a offrire grandi opportunità, sebbene sotto le forme mastodontiche delle grandi navi da crociera che relegano l’orizzonte a uno sforzo di immaginazione.

trieste d'annunzio

Trieste, crocevia di lingue, identità e storie

C’è qualcosa di attraente e soave in questa città, una sorta di autoconsapevolezza atavica che prescinde dalle varie dominazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli e che rende Trieste e i suoi abitanti così accoglienti, così easy-going. Ne sanno qualcosa tutti quegli autori che qui, nei primi decenni del secolo scorso, hanno prodotto quell’affascinante flusso di parole scritte che ha accavallato lingue, identità e storie, contribuendo a tracciare il profilo di una città unica. Perché Trieste si lascia godere lentamente come la lettura di un buon libro, come quella tazzina profumata di arabica ben tostata che ti aspetta nei migliori caffè della città, ma al contempo ti ricorda il passo veloce di quei commercianti, banchieri e assicuratori che le hanno garantito quel benessere ancora oggi visibile nelle architetture ricche e ben rifinite.

Del resto, Trieste è la città della bora: vento giocoso e piacevole in estate, rigido e spietato in inverno. Il luogo dove si può apprezzare al meglio la sua presenza costante è il parco del Castello di Miramare, situato lungo la strada costiera alle porte della città. Qui molti degli alberi sono cresciuti assecondando la direzione del vento: un po’ come i triestini, che hanno cambiato tanti ‘padroni’ eppure sono riusciti a rimanere liberi, fluidi come quel loro dialetto così orecchiabile che combina meravigliosamente italiano, tedesco, croato e greco.

Prenditi almeno un paio di giorni per visitare Trieste con calma. E non sorprenderti se, come è già capitato a qualcuno molto più famoso di noi, ti viene voglia di rimanere più a lungo di quanto preventivato.

 

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Castello di Miramare: zsuga / Pixabay
Panorama: Mike68 /Pixabay

Le altre immagini sono di Benedetta Lomoni